Attualità
21 Giugno 2026
Giovanni Fioravanti, ex dirigente scolastico, riflette sul Festival delle Città identitarie e il tentativo di "far rientrare dalla finestra" Italo Balbo

Ferraresi tutti trasvolatori o quasi

di Redazione | 3 min

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di Giovanni Fioravanti*

Strano mondo che sta capitandoci, attorno tutto pare ribaltato, stile generale Vannacci.

Diventa complicata l’affermazione kantiana, dentro di me la legge morale sopra di me il cielo stellato. Pare che il cielo stellato ce lo mettiamo sotto i piedi e la legge morale ce la tiriamo come ci pare, come una gomma americana premasticata.

Per cui chiedere di dichiararsi antifascisti sarebbe un atto di censura, contro la democrazia, contro il libero pensiero. Anche il Mein Kampf era opera di un libero pensatore, poi si è visto cosa ci è capitato.

Si intitola una rotonda a Craxi non certo figura integerrima, ma poi per compensare lo sbilanciamento, che comunque resta, si intesta un percorso ciclopedonale ai nostri concittadini Padri Costituenti: Ilio Bosi, Vincenzo Cavallari, Luigi Preti. Insomma un colpo alla botte e uno al cerchio.

Chissà se esiste una scala gerarchica tra giardini, parchi, vie, vicoli, piazze, piazzette, larghi, rotonde e piste ciclabili.

Un giardino pubblico, strategicamente collocato vicino a diversi plessi scolastici, viene intestato a Sergio Ramelli come monito contro l’odio ideologico, pur sapendo che se fosse stato intitolato a tutte le vittime dell’odio ideologico, a prescindere dall’appartenenza, il monito sarebbe stato molto più efficace.

Non è che le ideologie sono morte, c’è sempre qualcuno che in cuor suo le coltiva, ma continua a far finta di niente.

Continua a far finta di niente chi furbescamente vuol farci credere che mettere insieme Lucrezia Borgia, Italo Balbo, Michelangelo Antonioni, Florestano Vancini e Carlo Rambaldi è un fatto identitario della città e dei suoi cittadini.

Non in mio nome, per favore!

Il gatto e la volpe, l’assessore Gulinelli e il vice sindaco Balboni, spiegano alla stampa locale che così Ferrara, dal 2 al 5 luglio sarà protagonista del “Festival Città Identitarie”, edizione 2026.

Il festival del “made in Italy” che va tanto di moda in questo periodo: Rinascimento, Novecento, Grande Cinema.

Ferrara città identitaria della storia e della cultura d’Italia. Non solo puzza di “nostalgismo”, maleodora pure di provincialismo.

Per l’assessore Gulinelli il festival mette in luce le figure che hanno resa grande Ferrara. Iniziative di questo tipo sono fondamentali per coinvolgere i ferraresi di tutte le generazioni e guidarli alla scoperta di maestri che un tempo camminavano per le strade della nostra città.

Però il gatto e la volpe non possono credere che il popolo ferrarese è tutto allocco, che qualcuno non si renda conto che questa Amministrazione approfitta del “Festival Identitario” per far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta. Non essendo riusciti a portare in porto la mostra su Italo Balbo aviatore, ora ci riprovano facendone un carattere dell’identità ferrarese, della storia e della cultura italiana.

Un cattivo maestro tra i fondatori del fascismo ferrarese, capo dello squadrismo padano negli anni immediatamente successivi alla Prima guerra mondiale. Quadrumviro della Marcia su Roma, in quel periodo guida spedizioni violente contro organizzazioni socialiste, cooperative e sedi sindacali.

Questo è stato Italo Balbo e non c’è crociera aerea atlantica che lo possa cancellare né che possa dar lustro all’identità italica, se non ricordando che quel lustro e quell’identità sono intrisi di sangue.

*formatore, ex dirigente scolastico a riposo è esperto di istruzione e formazione

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