di Ilaria Baraldi*
Mercoledì pomeriggio abbiamo camminato per le vie del Barco con striscioni, mazzi di chiavi, un megafono e le nostre voci che urlavano il dolore per il femminicidio di Samanta Zironi e la rabbia per il ripetersi, ancora e ancora, dei meccanismi di cui quella morte, come tante altre, è il peggior epilogo.
Abbiamo urlato che siamo stanche di morire per mano di uomini educati dal e nel patriarcato.
Abbiamo spiegato, a chi ha voluto ascoltare, cosa secondo noi, secondo tante associazioni che da anni si occupano di violenza maschile sulle donne, occorre per fermare questo elenco che continua ad allungarsi: 27 femminicidi da inizio anno e 54 tentati femminicidi (dati Osservatorio Non una di meno).
Ciò che tutte le associazioni chiedono, a partire dai Centri Anti violenza e comprese le strutture che aiutano gli uomini maltrattanti a uscire dalla spirale della violenza, è la prevenzione: educazione alle relazioni per bambine e bambini dai primissimi anni; finanziamenti stabili e idonei per i centri anti violenza; formazione per il personale sanitario e le forze dell’ordine; investimento nei servizi sociali territoriali e tanta, tanta cultura del rispetto e del consenso attraverso una coerente e convinta comunicazione pubblica delle istituzioni.
Non esiste una sola associazione accreditata che agisca nell’ambito della lotta contro la violenza di genere che non insista sulla necessità di impegnarsi nella prevenzione, sostenendola con adeguate risorse.
Quindi è davvero un corto circuito quello prodotto da una politica nazionale che un giorno dice di volersi impegnare contro la violenza maschile sulle donne e quello successivo vota il ddl Valditara o blocca la legge sul consenso.
Ma trovo ancora più atroce l’assenza totale di una figura dell’amministrazione comunale sia al presidio in piazza sia alla camminata a Barco, come se un femminicidio avvenuto a Ferrara non fosse atrocità che riguarda tuttə, come se quella piazza fosse una piazza di parte e non di tutte le persone che hanno argomenti per combattere il patriarcato e i suoi nefasti effetti.
Mancare da quella piazza è segno di insensibilità umana, di miopia politica, di pochezza amministrativa, di idiozia ideologica.
Se una donna che abita a Ferrara viene assassinata come lo è stata Samanta, come può un sindaco non dire una sola parola? Tacere, parlare d’altro. Davvero non ha nulla da dire?
In una qualunque altra città, a fronte di una tale ferita, la piazza sarebbe stata piena e sindaco e giunta sarebbero stati con ə loro cittadinə perché la morte di una donna per mano di un uomo è un fatto che riguarda tutta la comunità.
Quell’assenza dice molto del sindaco Fabbri e di ciò che gli interessa. Dice molto anche degli altri componenti di giunta, tra i quali le assessore che avrebbero dovuto esserci per sensibilità e vicinanza, se non per puro opportunismo.
Su altre questioni gravemente pubbliche l’assenza dell’amministrazione era palese ma non altrettanto offensiva.
Disertare una piazza che si auto convoca contro un femminicidio è un gesto di una bassezza imperdonabile.
Ci sentiamo ferite come cittadine nel renderci conto ancora una volta che questa amministrazione ha un rapporto narcisistico con il potere, agito solo come potere di fare quel che si vuole e mai come essere capaci di solidarietà e sostegno a una comunità ferita. Questo è l’ultimo esempio di una lunga lista di insensibilità al dolore delle persone.
Allora grazie a Ferrara Transfem per aver chiamato alla piazza e alle associazioni del Lab-Consenso, di cui la Conferenza Donne Democratiche di Ferrara fa parte, per aver organizzato la camminata per Samanta.
Grazie perché per fortuna c’è ancora che riesce a supplire all’assenza delle istituzioni, almeno per marciare unite.
*portavoce Conferenza Donne Democratiche Ferrara
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