L’effetto Vasco fa volare il turismo
Il grande rocker Vasco Rossi e il suo doppio concerto al Parco Urbano (5 e 6 giugno) si confermano un formidabile volano non solo musicale, ma soprattutto economico e d'attrattività per Ferrara e la sua provincia
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Dopo il Covid-19 il turismo è tornato rapidamente, nella gran parte dell’Emilia Romagna, ai livelli pre pandemia. La città di Ferrara, dopo qualche incertezza iniziale, dal 2024 è tornata ad attrarre più turisti del 2019 mentre Comacchio, l’altro polo turistico principale della provincia, era già riuscito da un paio di anni a recuperare completamente.
Preoccupa però che all’aumento dei turisti non è corrisposto un aumento dei dipendenti delle imprese del settore tali da recuperare il dato del 2019. A fotografare la situazione in Emilia Romagna sono Cgil e Ires (Istituto ricerche economiche sociali). “L’andamento regionale – scrivono – è differenziato su base territoriale, con Bologna unica provincia che ha registrato un aumento dei dipendenti del settore superiore anche a quello nazionale (+14,7% sul 2019) e Ferrara, Parma e Ravenna che non hanno ancora raggiunto nemmeno il numero dei dipendenti del 2019”.
“Cresce l’attività ma non cresce l’occupazione”, conferma ai nostri taccuini Alessandra Gaiardi, segretaria Filcams Cgil Ferrara. Lo studio, va precisato, si concentra su un settore in particolare, quello dell’alloggio, che viene considerato il più direttamente interessato e anche il maggiormente indicativo.
Si tratta infatti di un settore complesso, che incide anche su altri settori produttivi come i trasporti, le attività ricettive e culturali. Nel dicembre del 2025, ma facendo riferimento ai dati del 2023, Istat ha stimato che il settore turistico incidesse per il 5% sul totale del prodotto interno lordo, una percentuale che sale al 9,6% se “si considerano anche gli effetti indirettamente esercitati dalla domanda turistica sugli altri settori produttivi”. “È indiscutibile – si legge nel rapporto Ires – che negli anni post pandemia il settore sia molto cresciuto e che questa crescita sia stata accompagnata dall’affermarsi di importanti tendenze al cambiamento, sia dal lato della domanda, sia da quello dell’offerta”.
“Flussi turistici, modalità di viaggio, piattaforme digitali, contesto climatico, condizioni di lavoro: per affrontare le criticità storiche ed i cambiamenti in atto nel settore del turismo – commentano Cgil e Filcams regionali -, occorre riaffermare la governance pubblica del comparto attraverso un confronto stabile e strutturato tra istituzioni, parti sociali e territori. Il sistema dei ‘turismi’ deve essere considerato una vera e propria politica industriale e sociale strategica. La pianificazione è uno strumento essenziale per condividere obiettivi ed individuare investimenti in una visione di lungo periodo, superando la frammentazione degli interventi, orientando le politiche verso uno sviluppo coerente e sostenibile e per valorizzare al meglio le potenzialità dei territori”.
Una sostenibilità che per il sindacato può realizzarsi solamente attraverso “la piena integrazione degli aspetti ambientali, economici, sociali e occupazionali”. “Non può esistere infatti – concludono – un modello turistico di qualità senza lavoro di qualità; la competitività del sistema non può basarsi sulla compressione dei diritti o dei salari, ma deve fondarsi su investimenti nelle persone, nella formazione, nella sicurezza e nella stabilità occupazionale”.
Un aspetto che salta all’occhio, subito dopo una crescita occupazionale che stenta, è l’alto numero di part time, specialmente i part time stagionali. “Uno specchietto per le allodole”, ci dice Gaiardi ricordando quanto sia difficile che “in stagione un lavoratore possa permettersi di lavorare 24 o 30 ore”. “Un tema – aggiunge – che evidenziamo sempre, anche nelle numerose riunioni che facciamo sul territorio, e che rileviamo da ciò che raccontano i lavoratori”.
La segretaria della Filcams fa anche notare come sia particolarmente interessante la destagionalizzazione che sta attraversando il settore. Con le presenze che crescono a maggio, settembre e ottobre oltre a quelle classiche dei mesi estivi. “A questo aumento però – precisa Gaiardi – non sono però corrisposte stabilizzazioni”.
Per questo, anche a livello locale, chiedono un tavolo “che metta insieme i datori, i sindacati e le istituzioni, un tavolo che faccia emergere queste storture”. Anche perché orami il turismo ha “numeri da industria”, Gaiardi ci parla di un valore aggiunto che a Ferrara “è di 134 milioni di euro mentre a Comacchio di 484 milioni”.
“Gli introiti – conclude – ci sono ma i lavoratori continuano a essere molto penalizzati dal punto di vista contrattuale e non sono professionalmente valorizzati. Sentiamo spesso imprenditori che si lamentano perché non trovano personale, ma è evidente che i lavoratori si rivolgono altrove, dove pagati meglio”.
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