Attualità
18 Maggio 2026
Cinzia Bracci del Cds al convegno sulle rinnovabili: "Questo è un luogo fragile. Sulle rinnovabili la città sta pagando più di altri territori, ma i cittadini restano esclusi dalle scelte"

“Il mare sale e Ferrara continua a riempirsi di impianti biometano”

di Redazione | 3 min

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“Il mare potrebbe arrivare fino a Copparo e Portomaggiore. Così avremo risolto il problema della Bolkestein”. Con un’ironia amara Cinzia Bracci, presidente del Centro ricerche Documentazione e Studi economico sociali, ha riportato il dibattito sulle energie rinnovabili dentro la realtà del territorio ferrarese, intervenendo al convegno sulle prospettive energetiche organizzato nella sala del Consiglio comunale.

Bracci ha invitato a non affrontare la transizione energetica “con fretta e senza pianificazione”, ricordando che gli impianti costruiti oggi resteranno sul territorio per decenni. Secondo la presidente del Cds, Ferrara negli ultimi anni è stata investita in modo massiccio da nuovi impianti, soprattutto fotovoltaico a terra e biometano, spesso senza un reale coinvolgimento dei cittadini.

Proprio il rapporto con le comunità locali è stato uno dei punti più critici del suo intervento. Bracci ha parlato di decisioni calate dall’alto e di cittadini coinvolti solo a procedimenti già avviati, quando i margini per incidere sulle scelte sono ormai ridotti. “I cittadini vengono blanditi durante le elezioni e poi diventano un fastidio quando si discutono questi progetti”, ha affermato.

Secondo Bracci, la mancanza di informazione e partecipazione rischia di alimentare conflitti e sfiducia, soprattutto in una provincia che sta sostenendo una quota molto rilevante della nuova produzione energetica regionale. Per questo ha indicato nelle Comunità energetiche rinnovabili uno degli strumenti più utili per restituire protagonismo alle persone, favorendo autoconsumo, risparmio energetico e sostegno alle famiglie in povertà energetica.

Nel suo intervento ha richiamato più volte il tema Unesco, definendolo cruciale per il futuro della provincia. Ha ricordato come nel corso dell’ultimo anno enti locali e istituzioni abbiano lavorato alla revisione dei piani di gestione del sito Unesco che comprende Ferrara città del Rinascimento e il paesaggio del Delta del Po. Un patrimonio che interessa una parte molto ampia del territorio provinciale.

“Prima ci dicevano che qui gli impianti dovevano essere fatti perché abbiamo tanto terreno agricolo e tutto pianeggiante. Adesso invece si dice che abbiamo troppa area Unesco”, ha osservato Bracci, criticando il silenzio di amministrazioni locali e Provincia sul tema delle aree buffer e dei vincoli paesaggistici.

Secondo la presidente del Cds, Ferrara dovrebbe interrogarsi seriamente su quale modello di sviluppo vuole costruire, soprattutto in una fase in cui “l’industria sfugge dalle mani” e il patrimonio paesaggistico e culturale rappresenta una delle principali risorse economiche, anche dal punto di vista turistico.

Bracci ha poi insistito sulla fragilità idrogeologica del territorio ferrarese. Ha citato l’abbassamento del suolo, l’innalzamento del mare, i migliaia di chilometri di canali e le oltre 160 idrovore necessarie per mantenere asciutto il territorio. Da qui anche il riferimento polemico all’impianto di biometano previsto a Villanova, citato come esempio di una pianificazione che rischia di entrare in conflitto con la vulnerabilità del territorio e con la vita quotidiana delle comunità locali.

“Qui viene sconsigliato perfino costruire camere da letto al piano terra per il rischio idraulico – ha osservato infine – e intanto continuiamo ad aumentare impianti di biometano e biogas”.

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