L’incontro organizzato all’Istituto Carducci di Ferrara in occasione della giornata della Nakba finisce al centro di uno scontro politico. Dopo l’interrogazione parlamentare presentata dal deputato di Fratelli d’Italia Mauro Malaguti, arrivano le repliche dell’Unione sindacale di base, che parla di “grave intimidazione” nei confronti della scuola e dei docenti, e della consigliera comunale Marzia Marchi.
Il caso nasce da una circolare firmata dal dirigente dell’istituto superiore ferrarese, nella quale si annunciava un nuovo appuntamento previsto per oggi – 15 maggio, giornata di commemorazione dell’esodo forzato della popolazione palestinese -, dopo un primo incontro “aperto a tutta la comunità scolastica” già svolto il 15 aprile. Nella circolare si faceva riferimento al “Gruppo di lavoro sulla Questione palestinese” attivo all’interno della scuola.
Su quell’iniziativa Malaguti ha presentato un’interrogazione a risposta scritta al Ministro dell’Istruzione e del Merito, sostenendo che la commemorazione della Nakba presenti “come una catastrofe” la nascita dello Stato di Israele e accusando alcuni docenti e dirigenti scolastici di “sfruttare ogni nuova occasione allo scopo di diffondere disinformazione e pregiudizio presso i giovani loro affidati”.
Nell’atto parlamentare il deputato chiede inoltre quali iniziative il ministero intenda adottare affinché attività simili “non diventino occasione per propagandare qualsiasi ideologia” e si svolgano “assicurando un doveroso contraddittorio” per evitare “tentativi di indottrinamento delle menti dei più giovani“.
Parole che Usb respinge con fermezza. “L’interrogazione parlamentare presentata contro un’iniziativa di approfondimento sulla Nakba è un atto gravissimo che ferisce l’autonomia scolastica e la libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione”, scrive il sindacato. Usb difende i docenti del Carducci: “professionisti seri che lavorano con rigore metodologico e responsabilità educativa“, sottolineando come tutte le attività si siano svolte “nel pieno rispetto delle regole e delle normative vigenti”.
Come ricorda il sindacato, quanto accaduto rappresenta l’ennesimo tentativo di pressione politica sul mondo della scuola. “Non è la prima volta che a Ferrara si esercitano pressioni politiche per impedire ai docenti di fare il proprio lavoro di educatori in scienza e coscienza”. A novembre 2024, infatti, il ministro Valditara bloccò un percorso educativo sui diritti umani e la pace e sulla cultura palestinese in una scuola media di Ferrara, imponendo alla dirigente scolastica di “ripristinare l’equilibrio formativo” con un incontro con un rappresentante delle “ragioni di Israele”.
Tornando ad oggi, Usb ribadisce nel comunicato che “studiare la storia, compresa quella dei vinti e dei diritti calpestati, non è propaganda, è cultura“. E “chi vuole censurare la parola Nakba vuole, di fatto, cancellare la storia stessa”.
Il sindacato collega poi il caso Carducci allo sciopero nazionale proclamato per lunedì 18 maggio con lo slogan “Nemmeno un chiodo per guerre e genocidio”, una mobilitazione che Usb definisce una protesta contro “l’economia di guerra” e contro il definanziamento di scuola e sanità. “La libertà di insegnamento e la solidarietà internazionale non si fermeranno davanti a un’interrogazione parlamentare“, conclude Usb.
È “insopportabile”, invece, per la pentastellata Marzia Marchi “tentare di riscrivere la storia, una tentazione forte per tutta la destra che deriva da uno storico malvagio protagonismo e che si tenti di farlo ai danni di una scuola e della Costituzione, la quale all’art. 33 prevede la libertà di insegnamento”.
“Un deputato qualsiasi – aggiunge Marchi -, per giunta di derivazione da un partito che ha radici in quello che collaborò all’Olocausto, si prende l’arbitrio di invocare l’intervento del Ministro accusando i docenti e i dirigenti della scuola”. Ridicola, secondo la consigliera, la richiesta di porre definitivamente fine. queste iniziative ‘senza contraddittorio’.
“Invece di plaudere al tentativo della scuola di fornire una lettura dei tragici eventi che vedono lo Stato di Israele protagonista di genocidio riconosciuto a livello internazionale – conclude Marchi -, con un capo di Stato sotto mandato d’arresto da parte della Corte penale internazionale per crimini di guerra e crimini contro l’umanità, un membro del parlamento italiano che ha giurato sulla Costituzione antifascista, si permette di decretare cosa e come debbano insegnare la Storia in una scuola. Queste letture degli eventi a senso unico li abbiamo già sperimentati nel ventennio del secolo scorso e oggi le italiane e gli italiani hanno mostrato, ancora una volta chiaramente, che la Costituzione nata dopo quella tragica esperienza non si tocca”.
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