Attualità
18 Agosto 2026
Mercoledì 19 agosto alle 19, davanti alla Cattedrale, flashmob e letture per denunciare quanto sta accadendo

Rete Pace, presidio contro le violenze israeliane in Cisgiordania

di Redazione | 2 min

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Rete pace torna in piazza mercoledì 19 agosto alle 19, davanti alla Cattedrale, con un presidio dedicato all’occupazione israeliana della Cisgiordania e di Gerusalemme Est.

“Nell’ultima settimana – ricordano – si è imposta sulla stampa internazionale la notizia delle due famiglie palestinesi assediate in Cisgiordania da coloni armati, che, con la complicità dell’esercito israeliano, hanno tagliato loro acqua, luce e impedito l’arrivo di cibo così come l’evacuazione dei bambini”.

“Non si tratta, purtroppo, – aggiungono – di una situazione eccezionale: secondo dati dell’apparato di sicurezza israeliano, nei primi sei mesi del 2026, in Cisgiordania, si sono verificati 660 episodi di violenza “nazionalistica” dei coloni contro 405 avvenuti nello stesso periodo del 2025″.

Durante il flashmob si terranno delle letture per denunciare quanto sta accadendo e per chiedere al Governo Italiano e alla Comunità Internazionale il rispetto delle Risoluzioni Onu oltre all’imposizione di “sanzioni economiche a Israele per fermare l’occupazione illegale e il genocidio ancora in corso a Gaza”.

Rete Pace ricorda come “la Cisgiordania (o West Bank) è un territorio palestinese occupato da Israele dal giugno del 1967, a seguito della Guerra dei 6 giorni. Comprende Gerusalemme Est ed è sottoposto a un regime di controllo militare, espansione continua di insediamenti di coloni, limitazioni della libertà, sfollamenti, violenze, costante sottrazione dell’acqua potabile alla popolazione palestinese”.

“Il 18 settembre 2024 – aggiungono – l’Assemblea generale delle Nazioni Unite approvò una Risoluzione (l’Italia si astenne!) che imponeva a Israele di porre fine, entro 12 mesi, alla sua presenza illegale nei territori palestinesi.
Il governo israeliano ha, invece, accelerato l’espansione e l’autorizzazione di nuove colonie in Cisgiordania, approvando decine di nuovi insediamenti e decine di migliaia di unità abitative”.

“Israele – continuano – si è inoltre impadronito di ampie porzioni di terre palestinesi classificandole come “terre demaniali” dello Stato di Israele. Tutto questo ha provocato un’ulteriore divisione della Cisgiordania in settori per ostacolare la continuità territoriale tra il nord (Ramallah, Nablus) e il sud (Betlemme, Hebron). Sono aumentati i checkpoint militari, le restrizioni alla circolazione della popolazione Palestinese, le violenze dei coloni”.

Si tratta di azioni che “sono state condannate dalle Nazioni Unite, consapevoli del rischio di un’annessione di fatto della Cisgiordania, che comprometterebbe per sempre la possibilità di nascita dello Stato di Palestina così come la soluzione a due Stati”.

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