Nel cuore della città, mentre cresce l’attesa per il maxi doppio evento che porterà di nuovo a Ferrara, dopo quarant’anni, Vasco Rossi in concerto al Parco Urbano “Giorgio Bassani” il 5 e 6 giugno prossimi, la Rotonda Foschini del Teatro Comunale Claudio Abbado Ferrara si trasforma in uno spazio vibrante di musica e memoria visiva con la mostra “Vasco! Vasco! Vasco!”, firmata da Guido Harari.
L’esposizione, inaugurata oggi pomeriggio, e visitabile liberamente fino al 30 giugno, è realizzata dal Comune di Ferrara, in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, la Fondazione Ferrara Arte e Wall of sound Gallery e con il sostegno di Visit Emilia-Romagna e della Regione Emilia-Romagna.
L’esposizione, inaugurata oggi pomeriggio, e visitabile liberamente fino al 30 giugno, è realizzata dal Comune di Ferrara, in collaborazione con la Fondazione Teatro Comunale di Ferrara, con la Fondazione Ferrara Arte, con Wall of sound Gallery e con il sostegno di Visit Emilia-Romagna e della Regione Emilia-Romagna.
La mostra rappresenta un viaggio potente e intimo nell’universo di Vasco Rossi, attraverso lo sguardo di uno dei più grandi fotografi della musica contemporanea. Le immagini esposte raccontano oltre vent’anni di incontri tra Harari e il rocker di Zocca, restituendo non solo l’icona, ma anche l’uomo, colto tra palco e quotidianità, tra energia pura e momenti sospesi.
Le fotografie sono il frutto di un lungo sodalizio artistico: come ha spiegato Harari, nascono da cinque sessioni in studio (settembre 1985, febbraio-marzo 1987, maggio 1990), due realizzate tra Zocca e Bologna (marzo 1987), una in sala d’incisione (febbraio 1998) e numerosi concerti tra il 1985 e il 2007: «Un’enormità – ha aggiunto Guido Harari – considerata la proverbiale idiosincrasia di Vasco per la macchina fotografica».
«Molte di queste immagini furono create per la copertina e la promozione di “C’è chi dice no”» ha proseguito Harari: «Sia che lo si colga lontano dai riflettori e dal suo stesso mito, sia che lo si osservi su un palco, capace come pochi di “suonare” il suo pubblico, di Vasco colpiscono sempre gli occhi. sono loro a parlare per lui, senza mediazioni, come certe sue massime fulminanti. Una di queste, scritta dal Komandante sul muro dello studio fotografico a coronamento di una lunga maratona sul set, recita: «Il cielo? Il cielo lasciamolo ai passeri».
Per il sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, «Vasco non è solo musica. È un pezzo di vita per milioni di persone. Le fotografie di Harari riescono a raccontarlo andando oltre il mito e restituendo l’uomo, l’energia, l’impatto che ha avuto su intere generazioni. Quella stessa energia nasce qui, nella nostra Emilia: un territorio con un’identità che Vasco ha saputo trasformare in un linguaggio universale, capace di arrivare ovunque. Per celebrare un evento che segnerà la storia della nostra città, abbiamo scelto di partire da ciò che non si dimentica: le immagini, le emozioni, tutto quello che Vasco ha lasciato dentro chi lo ha vissuto».
L’assessore alla Cultura del Comune di Ferrara, Marco Gulinelli, presente oggi all’inaugurazione a nome dell’Amministrazione comunale, ha sottolineato che «nel cuore della città, sotto il cielo aperto di un luogo iconico come il Teatro, tra il passaggio quotidiano delle persone, prende vita un’esposizione che è molto più di un semplice racconto per immagini: è un viaggio dentro l’anima di un artista che ha segnato, e continua a farlo, intere generazioni. Dagli scatti di Harari emerge l’autenticità di Vasco: non solo icona del rock, ma uomo, corpo, voce, sguardo. Questa esposizione è un dialogo silenzioso tra gli artisti e la città, che si accende proprio mentre Vasco Rossi si esibirà dal vivo per due concerti memorabili che saranno un’esperienza condivisa, accessibile, viva proprio come il rock».
Il direttore generale del Teatro Comunale di Ferrara, Carlo Bergamasco, ha aggiunto che «la Rotonda Foschini si conferma uno spazio vivo, capace di accogliere e valorizzare progetti espositivi di grande qualità, in dialogo continuo con la città e con il Teatro. Mostre come questa dimostrano quanto sia importante offrire al pubblico occasioni culturali accessibili e coinvolgenti, capaci di raccontare linguaggi diversi e di intercettare nuove energie».
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