Politica
8 Maggio 2026
Il consigliere comunale interviene dopo il Consiglio del 7 maggio nel quale è stata approvata la proposta della maggioranza

Danni delle manifestazioni pagati dagli organizzatori. Anselmo: “Proposta gravissima”

di Redazione | 3 min

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“Una proposta che rischia di diventare un precedente gravissimo”. Così Fabio Anselmo, consigliere a Ferrara per la Civica Anselmo, interviene dopo che il Consiglio comunale del 7 maggio ha approvato un ordine del giorno nel quale il sindaco viene impegnato a introdurre un regolamento nel quale vengano richieste garanzie economiche agli organizzatori di manifestazioni. Questo per coprire il costo economico di eventuali danneggiamenti o violenze durante le manifestazioni.

Si tratterebbe di un precedente gravissimo perché, spiega l’avvocato dei casi Cucchi e Aldrovandi, “scarica su chi esercita un diritto costituzionale la responsabilità delle condotte di pochi, con l’effetto evidente di scoraggiare la partecipazione pubblica”.

“Tutto – spiega Anselmo – nasce dai fatti di Torino, una manifestazione partecipata da famiglie, studenti e cittadini che ha poi avuto una deriva violenta condannata da tutti. Ma proprio su quella coda si sta costruendo una narrazione politica che evita di affrontare il vero nodo della questione: la gestione dell’ordine pubblico”.

Il riferimento è alla manifestazione dello scorso 31 gennaio in difesa del centro sociale Askatasuna a Torino. Un corteo molto partecipato aveva attraversato le strade del capoluogo piemontese, con la partecipazione di famiglie e tante persone legate al mondo sociale e culturale che ritenevano di aver perso un presidio fondamentale per la città con lo sgombero del centro sociale.

“In aula – scrive l’ex candidato sindaco – ho ricordato la lettera aperta firmata da un gruppo di agenti di polizia indirizzata al Questore di Torino dopo quei disordini. Un documento molto duro, nel quale si parla di violenti lasciati agire senza adeguate contromisure, di comunicazioni radio ignorate e di misure investigative inefficaci”.

In alcuni passaggi del documento, prosegue, vengono descritti “agenti in lacrime davanti ai walkie-talkie, incapaci di capire cosa stesse accadendo mentre in città agivano gruppi la cui presenza era nota da giorni”.

Si tratta, sostiene Anselmo, “un atto d’accusa che arriva dall’interno dello Stato” e per questo motivo trova “inquietante che si scelga di colpire il diritto a manifestare invece di interrogarsi sulle responsabilità di chi avrebbe dovuto garantire sicurezza e prevenzione”.

L’avvocato ricorda di aver citato, durante l’intervento in Consiglio comunale, la celebre intervista di Andrea Cangini a Francesco Cossiga, “nella quale l’ex Presidente della Repubblica descriveva con lucidità brutale certe dinamiche della gestione dell’ordine pubblico: infiltrazioni, provocazioni, escalation della tensione e uso della forza come strumento di consenso”. Era il 2008 e Cossiga, rispondendo alle domande, consiglio all’allora ministro dell’Interno Roberto Maroni di adottare, contro il movimento dell’Onda, le stesse tattiche adottare da lui negli anni
’70. Disse di “ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città”. Questo modo di agire, come ricordato in un articolo de Il Post pubblicato a 10 anni dalla morte, avrebbe permesso di portare l’opinione pubblica contro i manifestanti rendendo più accettabile il successivo intervento delle forze dell’ordine che avrebbero potuto “mandarli tutti in ospedale”.

“L’ordine pubblico – conclude Anselmo – è una garanzia democratica, non un’arma politica. E chiedere agli organizzatori di pagare per le azioni di pochi violenti significa ammettere il fallimento dello Stato nel fare ciò che dovrebbe fare: prevenire, gestire e proteggere cittadini e forze dell’ordine”.

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