Attualità
27 Aprile 2026
La residente di piazza Ariostea Mariasilvia Accardo chiede tutele concrete per chi vive nei pressi del Ferrara Summer Festival: "Le persone devono sacrificarsi al marketing urbano?"

“Ventisei eventi, zero ascolto. Il sindaco tuteli anche il nostro riposo”

di Redazione | 4 min

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di Mariasilvia Accardo*

Il quadro giuridico è già stato chiarito senza ambiguità: il Tar, in otto pagine di sentenza, ha riconosciuto la nostra richiesta come formalmente corretta e pienamente legittima. Eppure il Comune – in una recente dichiarazione alla stampa – continua a definirla “molto generica”. Ci si domanda allora perché, quando a dicembre l’ha ricevuta, il Comune non abbia attivato il soccorso istruttorio, lo strumento previsto proprio per integrare le istanze ed evitare rigetti basati su formalismi, nel rispetto dei principi di collaborazione e buon andamento della Pubblica Amministrazione. La conclusione è difficilmente aggirabile: quel silenzio è stato una scelta. Così come è stata una scelta resistere in giudizio, impegnando 5.000 euro di risorse pubbliche invece di aprire un confronto trasparente.

Colpisce, poi, un’altra narrazione che insiste su una presunta necessità di maggiore “coordinamento tra cittadini, consiglieri e istituzioni” per ottenere gratuitamente gli atti. È un argomento che non regge: quando si tratta di tutelare diritti, gli atti pubblici si richiedono formalmente, personalmente e motivatamente. Non esistono scorciatoie relazionali, né tantomeno escamotage politici, peraltro facili bersagli di strumentalizzazione. E sopratuttto non si può scaricare sui cittadini la responsabilità di un dialogo che l’amministrazione, nei fatti, ha scelto di non attivare.

Nel frattempo cresce l’attenzione mediatica su Piazza Ariostea, ma continua a mancare il punto: i residenti e le loro esigenze concrete. Chi vive quotidianamente questi spazi viene sistematicamente ignorato, se non deriso.

Tra metà giugno e fine luglio sono previsti ventisei eventi. Ventisei. Non è un’opinione: è il dato oggettivo con cui i residenti dovranno convivere.

E su questo è necessario essere chiari, senza ambiguità: non ci interessa chi siano gli artisti, dove dormano o mangino, non ci interessa il loro valore simbolico, non ci interessa il messaggio culturale che si vuole attribuire al Festival. Non è questo il punto e non lo diventerà. Dal punto di vista dell’impatto sulle nostre vite, un artista vale l’altro. Spostare il discorso sul piano culturale significa eludere il problema reale: la sostenibilità di un’organizzazione massiva all’interno di un’area residenziale.

Qui si parla di diritti di base: entrare e uscire di casa senza ostacoli, organizzare la quotidianità, gli spostamenti, il lavoro, accompagnare i figli, assistere familiari, pianificare interventi domestici, studiare, riposare. Per ventisei notti, invece, le nostre case diventeranno paradossalmente invivibili. La pressione sonora — già sperimentata lo scorso anno — supera qualsiasi soglia di tollerabilità: non esistono infissi, muri o dispositivi che possano proteggere. Viene meno la possibilità di dormire. Che si lavori, si studi, si sia persone malate o si abbiano figli piccoli da accudire.

A questo si aggiunge un tema altrettanto grave: la gestione e l’accessibilità degli spazi pubblici. Anche quest’anno il portico di Palazzo Rondinelli resterà chiuso, riducendo il passaggio pedonale a un corridoio delimitato da birilli, esattamente come già accaduto? Anche quest’anno Piazza Ariostea sarà inaccessibile, giorno e notte, persino nei pochi giorni senza eventi? Si intende davvero riproporre una gestione che comprime gli spazi, crea criticità evidenti nei flussi e solleva interrogativi concreti sulla sicurezza, oltre che sul diritto a una normale fruizione dello spazio urbano?

A questo punto le domande non sono più rinviabili. Perché non si adottano misure di mitigazione reali? È davvero necessario prolungare le attività con dj set fino alle 2 di notte? Non bastano già il deflusso del pubblico, le operazioni di pulizia, il rumore delle strutture smontate nel cuore della notte?

E soprattutto: in base a quale principio alcuni cittadini devono essere sistematicamente penalizzati? Dove sta scritto che chi abita in una determinata zona debba sacrificare riposo, salute e qualità della vita? Se la città sceglie di investire sui grandi eventi, perché non individua spazi adeguati?

Secondo quale criterio, le persone devono sacrificarsi al marketing urbano?

Se queste domande continueranno a restare senza risposta, sarà difficile non leggere in questo silenzio una precisa gerarchia di priorità: gli eventi sopra le persone, la narrazione sopra la realtà.

Invece quindi di preoccuparsi di trovare una struttura che possa accogliere gli artisti per il loro riposo, che si pensi a tutelare il nostro.

*Residente e parte attiva del percorso formale avviato con una richiesta di accesso agli atti al Comune di Ferrara, per la quale è stato poi necessario ricorrere al Tar

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