Attualità
27 Aprile 2026
Incontro organizzato dal Forum mercoledì 29 aprile dalle 18 alle 21 al Consorzio Factory Grisù

Allevamenti intensivi. Ferrara Partecipata parla di “rischi per salute e ambiente”

di Redazione | 2 min

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Si parlerà dei “rischi che gli allevamenti intensivi possono causare a salute e ambiente” durante l’incontro organizzato da Forum Ferrara Partecipata mercoledì 29 aprile dalle 18 alle 21 al Consorzio Factory Grisù.

Un incontro, spiegano, “per affrontare il tema degli allevamenti intensivi, un sistema produttivo che solleva interrogativi sempre più urgenti sul piano etico, sanitario e ambientale. Sono invitati cittadini e amministratori locali”. Un modello che “rappresenta oggi uno dei nodi più critici nel rapporto tra esseri umani, animali e ambiente”.

All’incontro interverranno Eva Rigonat, veterinaria Isde, Simona Savini, campaigner Greenpeace Italia, Angela Soriani, veterinaria Forum Ferrara Partecipata, Andrea Bregoli, agronomo Comitato Vivere Meglio. Ad introdurre sarà Francesca Cigala Fulgosi del Forum Ferrara Partecipata.

Il Forum segnala come “da tempo la comunità scientifica denuncia gli effetti alteranti e nocivi degli allevamenti intensivi e ne segnala le principali criticità”.

Tra queste indicano le “grandi quantità di emissioni in atmosfera, l’elevato consumo d’acqua dovuto alle esigenze idriche degli animali e alle pulizie degli impianti, il consumo di terreno e deforestazione legata alla necessità di disporre di grandi spazi, la riduzione della biodiversità, gli effetti negativi su pesca e acquacoltura, lo sviluppo di resistenze antimicrobiche, il rischio di zoonosi”.

Un elenco a cui, spiega il Forum, “vanno inoltre aggiunti i costi che sostiene la collettività per il controllo delle malattie infettive trasmissibili che sempre più di frequente si manifestano in questi allevamenti”. “Le società proprietarie – proseguono – ricevono indennizzi statali e regionali finalizzati a compensare il valore degli animali abbattuti e, in certi casi, anche di parte del mancato reddito, attingendo al Fondo sanitario nazionale e ai fondi regionali”.

Parlano di “un’illusoria promessa avanzata alle comunità locali di portare slancio economico a un territorio” mentre “si assiste all’impoverimento progressivo delle piccole, medie realtà produttive e all’inquinamento delle aree occupate, con ricadute economiche che non paiono rilevanti”.

Non pare inoltre “scontato evidenziare le ragioni etiche che dovrebbero essere considerate nella disamina dei problemi legati agli allevamenti intensivi a fronte di uno sfruttamento ingiustificabile degli animali allevati”. Allo stesso modo andrebbe “considerata la tutela degli addetti, particolarmente esposti a condizioni di lavoro usuranti e ad elevato rischio sanitario”.

Risulterebbe quindi “improcrastinabile iniziare a porre un freno alla produzione di proteine animali mediante insediamenti di tipo intensivo e, nel contempo, viste le indicazioni della comunità scientifica, ridurne progressivamente il consumo”.

“Occorre individuare – concludono – percorsi normativi che favoriscano la dismissione dei grandi allevamenti e promuovano invece i piccoli insediamenti in grado di attuare pratiche rispettose delle esigenze degli animali, escludendo del tutto i territori più sensibili da un punto di vista ambientale”.

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