Ferrara come crocevia europeo della sperimentazione artistica. È questo il filo conduttore del racconto tracciato da Roberto Guerra, che ripercorre una stagione – dagli anni Settanta ai Duemila – in cui la città estense si è affermata come punto di riferimento per la videoarte e la poesia visiva.
Al centro di questo fermento, il Centro Video Arte di Palazzo dei Diamanti, animato da figure come Franco Farina e Lola Bonora, da cui sono emersi artisti come Giorgio Cattani e Maurizio Camerani. Un’esperienza che, negli anni successivi, ha visto il contributo di altri protagonisti della scena locale, tra cui Franco Ferioli, Vitaliano Teti e Filippo Landini.
Sul versante letterario e della sperimentazione linguistica, Guerra richiama la stagione della poesia visiva e “totale”, con nomi come Michele Perfetti, Federica Manfredini, Vitaldo Conte e Maurizio Ganzaroli. Un periodo segnato da una forte tensione verso l’innovazione, in cui – sottolinea – prende forma una sorta di “cibernetica artistica allo stato nascente”, capace di dialogare con le avanguardie europee.
Lo stesso Guerra si inserisce in questo percorso, che negli ultimi anni lo ha portato ad avvicinarsi alla fantascienza, in un contesto vicino alla corrente dei connettivisti italiani. Una traiettoria che, insieme a quella di altri autori come Vitaldo Conte, testimonia l’evoluzione di una ricerca iniziata decenni prima.
Nel suo intervento trovano spazio anche altri protagonisti della cultura ferrarese, dalla videoarte di Andrea Forlani alla narrativa di autori affermati come Roberto Pazzi, fino al successo editoriale di Marcello Simoni e alla letteratura per ragazzi di Luigi Dal Cin. Accanto a loro, una rete di scrittori, studiosi e artisti contribuisce a mantenere viva una tradizione culturale che continua a rinnovarsi.
Non manca infine il riferimento alla fantascienza italiana, con figure come Giovanni Mongini e Dino Marsan, e alle nuove generazioni di autori, in un panorama che Guerra descrive come ancora fertile e in evoluzione.
Un racconto che restituisce l’immagine di una Ferrara dinamica e sperimentale, capace di attraversare epoche e linguaggi diversi, mantenendo intatta la propria vocazione all’innovazione culturale.
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