Politica
20 Aprile 2026
Manifestazione di solidarietà sotto la pioggia: attesa per il riesame dopo la decisione della Cassazione. “Non li lasceremo soli”

Presidio davanti al carcere per Dawoud e gli attivisti palestinesi detenuti

di Redazione | 2 min

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di Riccardo Giori

Nonostante la pioggia battente alcune decine di persone si sono ritrovate davanti alla Casa Circondariale Costantino Satta di Ferrara per un presidio di solidarietà nei confronti di Ra’ed Dawoud, membro dell’Associazione Palestinesi d’Italia (API) e coinvolto nell’inchiesta italiana “Operazione Domino”, accusato di far parte di una presunta cellula italiana di Hamas e di aver contribuito al trasferimento di fondi all’organizzazione, considerata terroristica.

Nonostante la Corte di Cassazione lo scorso 8 aprile si fosse pronunciata con l’annullamento con rinvio delle ordinanze di custodia cautelare per Dawoud e altri indagati (tra cui Mohammad Hannoun), gli attivisti palestinesi rimangono in carcere in attesa che il tribunale del riesame rivaluti la posizione alla luce della sentenza della Cassazione.

“L’arresto dei nostri compagni palestinesi sulla base di accuse assurde, infondate, fornite dai servizi segreti israeliani e addirittura dall’IDF è un terribile passo in avanti verso la repressione non solo del popolo palestinese, ma di questo passo anche di tutti quelli che esprimono solidarietà dall’Italia” ha dichiarato un attivista proveniente dal trentino.

Oltre agli attivisti di Ferrara per la Palestina infatti erano presenti al presidio anche altre figure dell’attivismo pro palestinese provenienti da altre regioni dell’Italia.

Sono stati intonati slogan a favore della resistenza, accesi fumogeni e lanciati alcuni fuochi d’artificio in segno di solidarietà per i palestinesi ancora reclusi nel carcere estense e anche per chi, come Anan Yaeesh, è stato condannato per finanziamento a gruppi armati e associazione con finalità di terrorismo.

“Ora dobbiamo solo attendere che il tribunale rivaluti la sussistenza dei presupposti per la custodia cautelare in carcere dei nostri compagni” hanno dichiarato gli attivisti, “ma nel frattempo non possiamo lasciarli soli, sappiamo che sono innocenti e verremo qui ogni volta che ci sarà la necessità per dimostrare loro la nostra vicinanza”.

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