Ferrara cresce, ma lo fa meno degli altri. È questo il dato che emerge con chiarezza dall’analisi di Unioncamere-Centro Studi Tagliacarne sul reddito disponibile delle famiglie nel 2024, che restituisce l’immagine di un territorio in affanno rispetto al quadro nazionale.
Nel confronto tra 2023 e 2024, la provincia estense registra un incremento del reddito disponibile pari ad appena +1,15%, uno dei valori più bassi in Italia. Un dato che colloca Ferrara al 100° posto su 107 province per dinamica di crescita, ben al di sotto della media nazionale (+2,98%) e anche distante dalla media dell’Emilia-Romagna (+2,34%).
Un rallentamento che appare ancora più evidente se confrontato con altre realtà regionali: Modena cresce del 2,57%, Bologna del 2,23%, mentre anche territori limitrofi come Ravenna (+1,98%) mostrano performance superiori. Ferrara, dunque, si posiziona in coda non solo a livello nazionale, ma anche nel contesto emiliano-romagnolo.
Sul fronte del reddito pro capite, la situazione appare più equilibrata ma comunque non brillante. Con 23.834 euro annui per abitante, Ferrara si colloca al 39° posto in Italia, perdendo quattro posizioni rispetto all’anno precedente. Un valore leggermente superiore alla media nazionale (23.155 euro), ma lontano dai livelli delle province più ricche, dominate da Milano (oltre 36mila euro) e dalle principali realtà del Nord.
Il dato ferrarese si inserisce in un contesto nazionale caratterizzato da una crescita più sostenuta nel Mezzogiorno (+3,38%) rispetto al Centro-Nord (+2,84%), segnale di una parziale riduzione delle disparità territoriali sul piano della dinamica, ma non ancora sui livelli assoluti. Il divario resta infatti marcato: il reddito pro capite del Nord continua a superare di circa il 50% quello del Sud.
Nel complesso, il 2024 segna un recupero del potere d’acquisto delle famiglie italiane, con una crescita del reddito superiore all’inflazione. Tuttavia, Ferrara sembra intercettare solo marginalmente questa fase espansiva. La debolezza della crescita locale potrebbe riflettere una struttura economica meno dinamica, una minore presenza di settori ad alta remunerazione o una ridotta capacità di attrarre investimenti e occupazione qualificata.
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