di Tommaso Piacentini
Il rifiuto alla guerra portata avanti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran compatta per la prima volta opposizioni e maggioranze. Le accuse del tycoon rivolte prima a Papa Leone XIV – reo, secondo Donald Trump, di essere un “debole e pessimo nella politica estera” – e poi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni – “Non vuole aiutarci sull’Iran”-, hanno alzato un coro d’indignazione bipartisan.
Che qualcosa stesse cambiando, che il consenso all’amministrazione Trump – e di riflesso a quella di Netanyahu – fosse giunto agli sgoccioli, aprendo così uno spiraglio d’intesa tra maggioranza e opposizione, era emerso già subito dopo le dichiarazioni del presidente Maga contro Papa Leone: significativo, infatti, che nel Consiglio Comunale di lunedì 13 aprile fosse stato approvato – anche se con l’astensione della maggioranza – un ordine del giorno “di condanna dell’attacco unilaterale di Israele e Stati Uniti conto l’Iran”.
Poco prima, era stato approvato all’unanimità un odg “di solidarietà al popolo iraniano”, con primo firmatario Andrea Ferrari (FdI) e sottoscritto in fase di protocollazione dalla maggior parte dei gruppi consigliari. Partendo dalle proteste sorte all’interno del regime degli ayatollah, dal movimento Donna, Vita, Libertà a quelle del dicembre 2025 contro il sistema teocratico, Ferrari aveva dichiarato: “Si tratta di un contesto che sappiamo essere segnato da profonde tensioni interne, da diffuse violazioni dei diritti umani e da una repressione che colpisce in particolare le donne. A questo si è aggiunto un quadro internazionale reso ancora più instabile dalle recenti escalation militari nella regione”.
Per questo, il Consiglio ha rivendicato non solo l’espressione di solidarietà a donne e uomini iraniani, ma anche la creazione di iniziative culturali sul tema e il supporto “agli attuali sforzi diplomatici del Governo nella direzione di una de-escalation militare”. “È un risultato importante perché su temi come questi è fondamentale riuscire a costruire convergenze che vadano oltre le appartenenze politiche e i rispettivi ruoli” ha concluso il consigliere FdI.
Lo zoccolo duro dell’unanimità è nella parola “condanna” dell’attacco congiunto Usa-Israele, oggetto del secondo odg: la guerra in Iran, definita dal consigliere dem Massimo Buriani “un attacco illegale in quanto in palese violazione del diritto internazionale”, e il successivo allargamento del conflitto in Libano, non solo aumenta “i rischi in particolare nei confronti dei nostri militari”, ma “produce ricadute gravi e imprevedibili sull’economia mondiale, in particolare all’Europa e all’Italia”, legittimando “la legge del più forte come unico regolatore dei rapporti tra Stati”.
Nel suo discorso, Buriani ha ribadito “la non assoluzione del regime teocratico iraniano dai suoi crimini”, ma ha espresso la convinzione in un “cambiamento” che in Iran deve “venire dal popolo, dall’isolamento internazionale del governo iraniano ma soprattutto dalla via negoziale e diplomatica, non dai bombardamenti”.
È ancora il consigliere Ferrari a intervenire, illustrando una risoluzione all’odg proposto dalle opposizioni: “Rispetto all’odg dell’opposizione, che contiene a nostro avviso valutazioni fortemente orientate e in alcuni punti sbilanciate, la nostra proposta si distingue per un approccio più rigoroso e aderente al quadro istituzionale e diplomatico”.
“Noi non rinunciamo a una valutazione critica dell’iniziativa militare – ha proseguito -, che riteniamo avvenuta al di fuori del perimetro del diritto internazionale, allo stesso tempo però evitiamo semplificazioni e letture unilaterali che rischiano di indebolire il ruolo dell’Italia nel contesto internazionale”
In sintesi: necessità di una de-escalation ma senza inimicarsi gli Usa. O meglio, come è stata definita da Ferrari, una “condanna moderata”. La risoluzione sarà approvata ma con l’astensione, questa volta, delle opposizioni. La via della neutralità è quella proposta dal terzo ordine del giorno, quello “alternativo” proposto dalla Civica Fabbri: “Quando ci sono due elementi che sono contrapposti – ha dichiarato il consigliere Francesco Rendine -, non è corretto, se si vuole arrivare a una pace, accusare una o l’altra parte, ma cercare di operare su una posizione di neutralità”.
Con il senno di poi, le dichiarazioni di Rendine avevano già reso noto il limite invalicabile del sostegno a Trump di tutta la maggioranza e del Governo: “Bisogna assumere una posizione come quella di Papa Leone, che non dà delle colpe a tizio o a caio, ma cerca di spingere le parti e continua a farlo con infinita pazienza, nonostante riceva delle accuse e delle frasi inaccettabili e vergognose nei suoi confronti”.
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