Utilizzavano i documenti d’identità di persone di cui erano entrati in possesso precedentemente per motivi di lavoro o durante contratti preliminari di compravendita, per attivare telefonicamente utenze con Hera ed Enel per la fornitura di energia elettrica e gas. Utenze venivano erogate senza regolare autorizzazione dei reali intestatari, ignari che qualcuno – a loro nome – stava stipulando accordi per immobili privati e pubblici di cui loro non ne erano mai venuti a conoscenza.
È la principale contestazione avanzata nei confronti di due uomini, un 65enne di Caserta e un 57enne di Taranto, finiti alla sbarra davanti al Tribunale di Ferrara con le accuse – a vario titolo – di sostituzione di persona, truffa e falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e in certificati o autorizzazioni amministrative. Attualmente, i due – rispettivamente assistiti dagli avvocati Elisa Cavedagna e Gianluca Filippone – sono gli unici membri di un gruppo ritenuto specializzato in questo tipo di attività a essere ancora a processo, dopo che le posizioni degli altri diciassette imputati, in concorso con loro, sono state stralciate per intervenuta prescrizione, data l’assenza della recidiva.
Secondo l’accusa, i fatti risalirebbero al periodo tra il 2016 e il 2018 e sarebbero avvenuti nella zona del Basso Ferrarese tra Comacchio, Codigoro, Fiscaglia, Porto Garibaldi, Lido di Pomposa e Lido delle Nazioni.
Le contestazioni principali vengono mosse al 65enne. In totale, la Procura gli contesta ventitré episodi. Il modus operandi sarebbe stato quasi sempre lo stesso: avrebbe alzato la cornetta e, senza neppure fingere di essere la persona di cui utilizzava l’identità, avrebbe contattato Enel o Hera chiedendo in maniera illegittima l’attivazione di utenze per conto di terzi, senza che nemmeno fornissero la loro autorizzazione. A beneficiare di quell’ingiusto profitto – si parla di quasi 23mila euro accertati – sarebbero state non solo abitazioni private, ma anche stabilimenti balneari e locali notturni. L’erogazione avveniva per qualche mese. Poi, dopo la sospensione, telefonava di nuovo e attivava un altro contratto con un’altra identità.
Il 65enne, in due circostanze, deve anche rispondere di truffa perché avrebbe attivato due contratti a nome di due persone che, nel frattempo, erano morte. In altri due episodi invece, uno dei quali in concorso con il 57enne di Taranto – amministratore di fatto della società proprietaria di uno degli immobili in cui venivano attivate le utenze – gli indagati rispondono anche di falsità materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e in certificati o autorizzazioni amministrative. Nello specifico, secondo l’impianto accusatorio, dopo aver alterato i dati della propria carta d’identità (luogo e data di nascita) e del codice fiscale, il 65enne avrebbe comunicato le informazioni modificate a Enel, riuscendo così a portare a termine l’attivazione dei contratti di fornitura.
La vicenda era proseguita fino a quando le indagini dei carabinieri di Comacchio non erano riusciti a porre fine all’attività del gruppo, smantellandolo.
Il processo tornerà in aula il 20 ottobre.