I bei tempi andati
Nel suo blog Faccio il Sovversivo 2.0 parla dei "Bei tempi andati", quelli in cui "non necessariamente stavamo meglio" ma siamo sopravvissuti trasformando "le nostre cazzate in ricordi nostalgici"
Nel suo blog Faccio il Sovversivo 2.0 parla dei "Bei tempi andati", quelli in cui "non necessariamente stavamo meglio" ma siamo sopravvissuti trasformando "le nostre cazzate in ricordi nostalgici"
Un paese dove tutti si conoscono. Dove ci si saluta al bar, dove si va alla stessa sagra, dove i nostri nonni hanno lavorato la stessa terra. Perché, da un po' di tempo a questa parte, se il tuo vicino ha la pelle di un altro colore, diventa automaticamente un...
Siamo sempre da soli. E va bene così. A loro. È come vivere su un’isola. Ognuno murato in casa sua. Col telefonino in mano. Siamo sempre da soli. Scrivi, condividi, ti arrabbi. Poi metti giù e non cambia niente. Un’ingiustizia al giorno. Un morto sul lavoro al...
Ci toglievamo la magliettina e quelle erano le porte. Non serviva niente altro. Due magliette per terra a fare da palo e iniziava la partita. Il pallone si chiamava Tango. Un po’ pesante, ma sempre meglio del Super Tele che volava troppo. Le casacche erano petto...
Oggi ti ho vista sposa in mezzo ai vigneti di Negrar. Il mio cuore è scoppiato di gioia
È accaduto di nuovo.
In una fabbrica a Castelfranco Veneto, precisamente la Bluergo in provincia di Treviso, i dipendenti sono stati sottoposti a un questionario che ha lasciato tutti senza parole. Tra le tante domande, una in particolare ha fatto drizzare i capelli: “Chi manderesti a casa dei tuoi colleghi se tu fossi a capo di questa proprietà?”
Chiedere ai lavoratori quale tipo di collega sia meglio licenziare prima, part-time o full-time, più o meno giovani, con o senza figli – significa scaricare su di loro una responsabilità che è dell’azienda.
È difficile capire cosa passi per la mente di chi progetta e approva questi questionari.
Stanno forse cercando di creare un clima di terrore e di competizione malsana all’interno dell’azienda? Oppure sono semplicemente fuori dal mondo e non hanno idea di come gestire il personale in modo efficace e rispettoso?
Il problema non è solo la domanda in sé, ma la cultura aziendale che la sostiene.
È un esempio di come le grandi aziende stiano perdendo la bussola e si stiano concentrando più sulla produttività e sul profitto che sul benessere dei propri dipendenti.
È come se si dimenticassero che i dipendenti sono esseri umani, con sentimenti, emozioni e diritti.
Non sono solo numeri o risorse da sfruttare per raggiungere gli obiettivi aziendali.
La risposta dei dipendenti non si è fatta attendere. Molti hanno rifiutato di rispondere alla domanda, altri hanno espresso il loro disappunto e la loro rabbia sui social media.
È importante che le aziende capiscano che il benessere dei dipendenti è fondamentale per la loro stessa sopravvivenza.
È necessario creare un clima di fiducia e di rispetto, dove i dipendenti si sentano valorizzati e motivati.
Noi, come dipendenti e come cittadini, dobbiamo pretendere di più dalle aziende.
Dobbiamo chiedere loro di essere più trasparenti, più rispettose e più umane. E se non lo fanno, dobbiamo essere pronti a protestare e a difendere i nostri diritti.
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