di Andrea Profili
Federconsumatori presenta la prima analisi sui prezzi applicati nella grande distribuzione della provincia di Ferrara e tira le somme sullo stato di salute della rete commerciale del territorio.
Curata dal prof. Giuseppe Sandro Dima, l’indagine riguarda la comparazione dei prezzi delle catene commerciali, con una campionatura di 245 prodotti alimentari confezionati e prodotti freschi. Tra i tredici punti vendita coinvolti, da segnalare i rifiuti dell’Iper Tosano di Ferrara e di Micros, che non hanno concesso il rilevamento dei propri prezzi.
In contrapposizione ad un trend nazionale che vede in difficoltà gli ipermercati rispetto ai supermercati e ai discount, Ferrara detiene il primato per superfici di vendita (mq pro capite), con un dato triplo rispetto a quello nazionale e due volte e mezzo quello regionale. Tra gli altri primati in Regione, Ferrara detiene quello sul numero di grandi magazzini, sulle grandi superfici specializzate e sul numero di minimercati, ovvero i supermercati di quartiere sotto i 400 mq.
A livello occupazionale invece i numeri sono positivi, con circa quattromila addetti della grande distribuzione, mediamente un terzo in più rispetto alle altre province.
Per quanto riguarda i prezzi, i dati mostrano come sia più conveniente fare spesa nella città piuttosto che nel resto della provincia, specialmente per le grandi marche. Tra le catene commerciali prese in considerazione, quelle più convenienti per i consumatori risultano essere l’Ipercoop il Castello e l’adiacente Famila, ma manca il confronto diretto con l’Iper Tosano che non ha partecipato. Basta però uscire di poco dalla nostra regione per trovare un’alternativa altamente competitiva, ovvero il Super Rossetto di Occhiobello (Ro), che non rientra nel confronto regionale dell’Emilia Romagna, ma che può contare su un bacino d’utenza proveniente anche da Ferrara.
Rispetto ai valori medi nazionali e regionali, da gennaio 2017 a settembre 2020 Ferrara ha mantenuto una certa stabilità sugli indici dei prezzi al consumo, con valori generalmente più bassi dello 0,7% , che però non deve essere interpretata necessariamente come una buona notizia; questo fenomeno può infatti essere sintomo di una scarsa capacità di acquisto nel territorio da parte delle famiglie, a dimostrazione di una situazione di difficoltà.
“Questi dati pongono una serie di domande – commenta il presidente di Federconsumatori Ferrara Roberto Zapparoli -, che devono portare le istituzioni e le catene di distribuzione a fare delle considerazioni riguardo la situazione di difficoltà del territorio”.
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