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A Confagricoltura, pur ribadendo come “la salute dei lavoratori rappresenti un obiettivo prioritario”, non piace l’ordinanza sul colpo di calore emanata dalla Regione Emilia Romagna lo scorso 3 giugno. Non verrebbero infatti recepite alcune proposte fatte dall’associazione di categoria “allo scopo di coniugare la tutela della salute dei lavoratori con la necessità di garantire la prosecuzione delle attività lavorative”.
L’ordinanza della Regione prevede il divieto dello svolgimento di attività lavorative in alcuni settori, tra i quali l’agricoltura, in condizioni di prolungata esposizione all’irraggiamento solare, nell’arco temporale dalle ore 12,30 alle ore 16, nei giorni in cui la mappa del rischio pubblicata sul sito “worklimate” segnala livello di rischio alto.
“L’assessore regionale al lavoro, Giovanni Paglia, – spiega il direttore di Confagricoltura Ferrara, Paolo Cavalcoli – nel corso dell’ultima riunione del tavolo di confronto voluta dallo stesso assessore, aveva garantito che avrebbe inviato copia della bozza dell’ordinanza alle associazioni datoriale e sindacali, ed invece l’ordinanza è stata emanata senza alcun preavviso e la sua decorrenza coincide con il giorno stesso della sua emanazione. Questo non ha consentito alle associazioni di fornire adeguata e preventiva informazione alle aziende interessate, che in questo modo si sono viste esposte a possibili pesanti provvedimenti in caso di inosservanza dell’ordinanza; per fortuna le miti temperature di questi giorni non hanno fatto scattare il divieto, così come non giustificano in alcun modo la repentina emanazione dell’ordinanza stessa”.
“Nel corso degli incontri svoltisi presso l’assessorato regionale al lavoro – aggiunge – , come Confagricoltura abbiamo più volte richiesto che la Regione si facesse carico, utilizzando tutti i canali a propria disposizione, di fornire adeguata pubblicizzazione dei contenuti dell’ordinanza, in special modo delle motivazioni che hanno portato alla sua emanazione, per scongiurare che, come accaduto nei due anni scorsi, i lavoratori interpretino la sospensione dal lavoro dalle 12,30 alle 16 come un capriccio del datore di lavoro e non come una norma emanata a loro salvaguardia; ci auguriamo che almeno il sindacato in questo senso faccia la propria parte”.
“Premesso che la salute dei lavoratori rappresenta un obiettivo prioritario – prosegue il direttore – Confagricoltura aveva portato al tavolo regionale alcune proposte, nessuna delle quali è stata recepita, allo scopo di coniugare la tutela della salute dei lavoratori con la necessità di garantire la prosecuzione delle attività lavorative; ciò in quanto, sia lo scorso anno che nel 2024, molti lavoratori si sono rifiutati di riprendere il lavoro dopo le 16, pur in presenza di locali idonei messi a disposizione del datore di lavoro per consumare il pranzo e per riposare fino alla ripresa dei lavori. Ciò determina la riduzione della durata della prestazione lavorativa in un momento, quello della raccolta dei prodotti, in cui al contrario ci sarebbe bisogno di un apporto maggiore, e l’impossibilità di implementare l’organico aziendale, stante la carenza di manodopera, costringe le aziende a lasciare parte del raccolto nei campi. Ci auguriamo che il sito worklimate, al quale i datori di lavoro si devono affidare per verificare se sussistano o meno le condizioni che fanno scattare il divieto della prestazione lavorativa nella fascia oraria dalle ore 12,30 alle 16, sia stato migliorato, in quanto anche lo scorso anno, come nel precedente, abbiamo registrato diversi errori nella geolocalizzazione delle aziende e previsioni totalmente differenti tra territori limitrofi. A prescindere da questo, la previsione è dinamica e pertanto quanto registrato il giorno precedente può risultare modificato il giorno dopo; ciò rende inattuabile ogni programmazione del lavoro, con conseguente grave disagio per l’azienda e per gli stessi lavoratori”.
“Per questo motivo suggerisco alle aziende di modificare i propri orari di lavoro oppure, quando possibile, di garantire l’adeguata ombreggiatura dei lavoratori nel caso in cui sia indispensabile svolgere attività lavorativa in una porzione della fascia oraria per cui vige il divieto previsto dall’ordinanza. Invito inoltre le aziende che nel corso di vigenza dell’ordinanza dovessero registrare gravi criticità – conclude – come l’impossibilità di completare le lavorazioni, difficoltà nella gestione del personale eccetera, di comunicarlo all’assessorato regionale al lavoro anche per il tramite della propria organizzazione; è stato lo stesso assessore Paglia a chiederlo, credo sia giusto far presente le problematiche che dovessero insorgere a seguito dei contenuti dell’ordinanza, anche per poterla in futuro migliorare”.
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