I bei tempi andati
Nel suo blog Faccio il Sovversivo 2.0 parla dei "Bei tempi andati", quelli in cui "non necessariamente stavamo meglio" ma siamo sopravvissuti trasformando "le nostre cazzate in ricordi nostalgici"
Nel suo blog Faccio il Sovversivo 2.0 parla dei "Bei tempi andati", quelli in cui "non necessariamente stavamo meglio" ma siamo sopravvissuti trasformando "le nostre cazzate in ricordi nostalgici"
Un paese dove tutti si conoscono. Dove ci si saluta al bar, dove si va alla stessa sagra, dove i nostri nonni hanno lavorato la stessa terra. Perché, da un po' di tempo a questa parte, se il tuo vicino ha la pelle di un altro colore, diventa automaticamente un...
Siamo sempre da soli. E va bene così. A loro. È come vivere su un’isola. Ognuno murato in casa sua. Col telefonino in mano. Siamo sempre da soli. Scrivi, condividi, ti arrabbi. Poi metti giù e non cambia niente. Un’ingiustizia al giorno. Un morto sul lavoro al...
Ci toglievamo la magliettina e quelle erano le porte. Non serviva niente altro. Due magliette per terra a fare da palo e iniziava la partita. Il pallone si chiamava Tango. Un po’ pesante, ma sempre meglio del Super Tele che volava troppo. Le casacche erano petto...
Oggi ti ho vista sposa in mezzo ai vigneti di Negrar. Il mio cuore è scoppiato di gioia
Certe volte bisogna saper dire grazie.
Come state?
Io abbastanza bene, grazie.
I ragazzi?
Un po’ turbati: prima della chiusura totale dicevamo loro di uscire all’aria aperta e di smetterla con quel telefonino, che si sarebbero cotti il cervello.
Poi il contrario: dovete stare in casa, per avere contatti usate il cellulare; infine addirittura la scuola on line, ore ed ore ogni giorno davanti ad uno schermo…
Non diciamo mai più che i ragazzi non sono pronti a fare dei sacrifici, perché li hanno fatti eccome e il tempo che hanno perso non gli sarà mai più restituito: immaginate voi stessi a 13 anni e chiedetevi se sareste stati così disposti a rinunciare alle uscite, agli amici, ad un pomeriggio seduti su una panchina della piazza a chiacchierare o a scorrazzare in bicicletta per le strade, ridendo senza motivo.
Sinceramente mi pare che ai giovani non stia pensando nessuno; sono rimasti in casa per tutelare gli anziani, ma non vedo e non sento un sincero ringraziamento da parte nostra.
Ma tu, come stai?
All’inizio della pandemia non pensavo si arrivasse a questa situazione, credevo, come tanti, che fosse una cosa lontana da me, poi invece con le dirette TV della Protezione Civile e le dirette nazionali del Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, mi sono reso conto che non eravamo dentro ad un videogioco o ad un film, stava accadendo realmente.
Un’intera generazione ci ha lasciato per colpa di questo maledetto virus.
Gli anziani sono importanti come i bambini, anzi, a un certo punto della vita terrena sono molto simili e si assomigliano pure.
A tutti quelli che ci hanno lasciato voglio dire, grazie per esserci stati, non siete morti da soli, tutta l’Italia era lì con voi.
E siamo arrivati al 2 Giugno, Festa della Repubblica: il 2 Giugno è una festa di popolo, il 2 giugno del 1946 si recano alle urne per la prima volta anche le donne, sembra impossibile che abbiano esercitato il diritto di voto solamente 74 anni fa, ma con la loro tenacia e senza mai perdere la speranza sono riuscite a ripartire, come dobbiamo fare noi oggi. Ringraziamo anche loro, che spesso hanno pagato un prezzo altissimo in questo periodo e sono state costrette nelle mura domestiche, dalle quali hanno tanto lottato per uscire.
Cominciamo da qui, festeggiamo la ripartenza e la Repubblica, che guarda caso sono tutte parole femminili, senza mai dimenticare che dire un “grazie” non costa niente e non è faticoso pronunciarlo.
Grazie.
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