Politica
20 Giugno 2019
Assemblea pubblica in piazzale Giordano Bruno: "Dovremo organizzare cinque anni di lotta da vivere con i compagni e le compagne"

Gruppo Gad contro le scelte di Fabbri: “Brividi nel vedere i nomi della giunta”

di Redazione | 3 min

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Più di trenta persone hanno preso parte all’assemblea pubblica post-elettorale in piazzale Giordano Bruno che, organizzata dalla Rete CambiaVento e dal Gruppo Anti Discriminazione, ha avuto come obiettivo principale quello di analizzare la vittoria della Lega alle ultime elezioni, dopo 73 anni di sinistra alla guida di Ferrara.

“Gli errori – ha esordito Federico Pazzi di Rete CambiaVento – li abbiamo fatti tutti. Ora bisogna capire cosa fare. Per questo motivo, come Rete, noi abbiamo stilato diversi punti da cui poter iniziare. A partire dalla necessità di andare a interagire laddove la partecipazione politica è stata di tipo minoritario, per esempio nelle zone periferiche”.

“Poi purtroppo – ha continuato l’esponente del gruppo – pensiamo che il metodo Naomo funzioni veramente. Questo perché lui è riuscito a parlare alla pancia delle persone in questo modo. Quello che non siamo riusciti a fare noi sulle diverse problematiche che la città stava e sta vivendo, sia per quanto riguarda il crac Carife che la situazione in zona Gad”.

Anche se – stando alle impressioni della platea – il quartiere Giardino, Arianuova e Doro “non vive una particolare situazione di degrado come l’hanno descritta i media e la Lega” dato che “il vero problema è sotto i grattacieli e non in tutta la zona, che è vastissima”. Anzi, è il “quartiere più bello di Ferrara, in cui bisogna solo lavorarci per renderlo ancora più bello” e in cui “la camionetta dell’esercito che gira l’ha messa il Pd e non Naomo, tanto che Minniti ha seminato e ora Salvini raccoglie”.

“Non ho paura di Fabbri” ha poi affermato uno dei presenti, ma più che altro di “tutto quello che si porta dietro” perché per “combattere la Lega dobbiamo pensare a cosa sia a livello nazionale e non a locale”. Inizialmente, Fabbri “tenderà ad avere un’aria buonista, mantenendo comunque contenuti di fondo diversi dai nostri” mentre qualcun altro ha esclamato: “Ho già i brividi nel vedere i nomi di quelli che andranno in giunta“.

Tra questi – un altro ha spiegato – ci sarà anche il sindacalista del Sap Luca Caprini che “ha applaudito gli assassini di Aldrovandi” e nonostante ciò “ancora non mi capacito come Patrizia Moretti si sia confrontata tranquillamente con lo stesso Fabbri, come se niente fosse successo, come se lui fosse il garante di Federico e della sua famiglia. Un comportamento che ritengo veramente scorretto”.

L’idea collettiva dei presenti però è stata una sola, capace di riunire tutti sotto la riflessione secondo cui “la sconfitta elettorale ha radici lontane, frutto di un candidato debole e inadeguato come Modonesi e di una insufficiente discontinuità politica e programmatica con quelle che sono state le precedenti amministrazioni”. Ma non solo, visto che “si sono pagate le scelte politiche, economiche e sociali degli ultimi dieci anni, che hanno fatto sentire la gente meno tutelata e più sola”.

Ora – in questi “tempi possibili di ricostruzione” – l’obiettivo da proseguire per i militanti e gli iscritti al Gruppo Anti Discriminazioni e la Rete CambiaVento sarà quello di “fare rete” per organizzare “cinque anni di lotta da vivere con i compagni e le compagne” che siano utili per poter “ripartire da noi, senza pensare più di tanto agli altri partiti”.

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