Politica
17 Agosto 2026
Il consigliere della Civica Anselmo torna sul modulo per scegliere il nome del parco e contesta le spiegazioni dell’amministrazione: "La privacy in un ente pubblico non può essere gestita così"

Sondaggio sul Central Bosc, Fiorentini: “Il Comune ammette l’errore ma minimizza”

di Redazione | 3 min

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di Leonardo Fiorentini*

Sul modulo del sondaggio sul nome del “Central Bosc” la risposta (riportata anche da Estense.com) dell’ennesimo comunicatore – pagato dai ferraresi con l’aumento di tasse e balzelli – conferma la fondatezza della mia segnalazione: il modulo conteneva una clausola sbagliata, l’informativa non era disponibile e il Comune è dovuto intervenire per metterci una toppa.

Liquidare tutto come un “mero errore materiale”, non solo lascia inevase le questioni principali sollevate nell’interpellanza, ma significa anche tentare di nascondere la sciatteria istituzionale su una questione tutt’altro che secondaria: la gestione dei dati personali dei cittadini. Non si tratta di un refuso. Il Comune chiedeva obbligatoriamente di accettare il trattamento dei dati per finalità di marketing, commerciali e promozionali, comprese promozioni di prodotti e servizi provenienti da terzi. Senza accettare non si poteva partecipare. E si chiedeva ai cittadini di dichiarare di avere letto un’informativa che nel modulo non era presente. La privacy in un ente pubblico non può essere gestita così.

Anche l’informativa pubblicata ora appare quantomeno imprecisa. Indica che i dati personali sono facoltativi, anche se nel modulo sono obbligatori, e tra i dati trattati include il codice fiscale, che non è richiesto, mentre non cita correttamente tutti i dati effettivamente raccolti: nome, cognome, indirizzo e-mail, preferenza espressa. Il Comune conferma poi che utilizzerà gli indirizzi raccolti per inviare aggiornamenti fino all’inaugurazione. Ma il modulo prevede un consenso cumulativo obbligatorio: non consente al cittadino di partecipare rifiutando le comunicazioni successive. Gestione del voto e invio degli aggiornamenti sono due finalità differenti che dovrebbero essere chiaramente separate.

Rimane infine il requisito di un account Google per poter partecipare. Il Comune sostiene che questa soluzione sarebbe più semplice – sigh! – rispetto agli strumenti pubblici di identità digitale, ma così obbliga il cittadino ad aprire un rapporto con una multinazionale privata, cedendole dati, per partecipare a una consultazione pubblica. Senza peraltro garantire nemmeno l’unicità del voto.

Passati alcuni giorni la domanda è un’altra. La Regione Emilia-Romagna ha messo a disposizione di Comuni una propria infrastruttura digitale per consultazioni, questionari e votazioni online. Sviluppata con tecnologia open source, è stata pensata proprio per realizzare processi partecipativi trasparenti, accessibili e verificabili. Perché scegliere un Modulo Google improvvisato, con clausole commerciali a caso e maldestramente poi corretto con un’informativa generica, quando esiste una piattaforma pubblica regionale costruita esattamente per questo scopo? Forse la risposta è semplice: per usare una vera piattaforma di partecipazione servirebbe, prima di tutto, un vero processo partecipativo. Scegliere un nome da una lista predisposta dal Comune resta un semplice sondaggio, anche quando lo si propaganda con retorica partecipativa.

Le “priorità assolute” non si proclamano a posteriori nei comunicati: si dimostrano con atti accurati, strumenti adeguati e informazioni complete. Al momento abbiamo visto solo una correzione tardiva e incompleta, accompagnata dal tentativo di minimizzare l’accaduto e attaccare maldestramente chi lo ha segnalato.

*Consigliere comunale Civica Anselmo

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