Playoff regionali. L’Ars et Labor è in finale: Santarcangelo battuto
Senza fatica, l'Ars et Labor supera 2 a 0 lo Young Santarcangelo e prosegue il proprio cammino verso la Serie D, volando in finale playoff regionale
Senza fatica, l'Ars et Labor supera 2 a 0 lo Young Santarcangelo e prosegue il proprio cammino verso la Serie D, volando in finale playoff regionale
In tribunale a Ferrara, dove si stava svolgendo un delicato processo, terminato con la condanna in primo grado di un 30enne per violenza sessuale e lesioni, è emersa la notizia di uno stupro di gruppo rimasto segreto fino a oggi
Ci sono altre 58 richieste di insinuazione al passivo, vale a dire quelle presentate dai creditori tardivi, per il fallimento della Spal Srl di Joe Tacopina e Marcello Follano. Il valore complessivo delle nuove pretese ammonta a circa 6 milioni e 200mila euro, una cifra che va a incrementare in modo rilevante il volume complessivo delle spettanze rivendicate
Non è più per omesso referto, come inizialmente ipotizzato, ma per depistaggio, il fascicolo d'indagine che la Procura di Ferrara ha aperto dopo il presunto ritardo da parte del Sant'Anna nell'informare l'autorità giudiziaria delle morti sospette dell'81enne Gabriella Cimatti e della 70enne Mara Cremonini
Assolto perché il fatto non sussiste e novanta giorni per le motivazioni. È questa la sentenza pronunciata dalla giudice del Tribunale di Ferrara Rosalba Cornacchia nel procedimento che vedeva imputato il medico in pensione Alberto Dallari

Nella foto, la sede della Corte d’appello di Bologna
Vaccolino. Per cinque anni la Tfc di Vaccolino ha preferito privilegiare i propri bilanci rispetto alla salubrità dell’aria respirata dalle famiglie a poca distanza della fonderia. E per questo, in sostanza, deve risarcire loro il danno.
Lo si ricava dalle motivazioni della sentenza con la quale la seconda sezione della Corte d’Appello di Bologna ha confermato la condanna, ai soli fini civili, di Bruno Marfisi, titolare della Tfc, confermando il risarcimento dei danni in misura di 3000 euro per ognuna delle cinque parti civili costituite – difese dagli avvocati Claudio Maruzzi e Carmelo Marcello – e alla rifusione delle spese legali.
Marifisi era stato assolto dal tribunale di Ferrara, che pure aveva riconosciuto l’oggettività del fatto e la sua rilevanza penale, ma aveva escluso la colpevolezza dell’imputato, sostenendo che avesse adottato tutte le misure possibili per evitare il danno.
“Erra manifestamente il primo giudice quando afferma che il Marfisi aveva adottato tutte ‘le cautele che all’epoca si potevano pretendere’ – motiva invece la Corte d’Appello -, poiché non solo non ha ancora oggi adottato tali cautele continuando a produrre, seppure in parte, con tecnologia ad anime piene, ma, deve ribadirsi, è stato inerte sino al 2008 (iniziando a modificare gli impianti da tale anno) pur consapevole dell’esistenza di altra più ‘pulita’ tecnologia (ma, per questo più costosa)”.
L’uso della tecnologia ad ‘anime cave’, si evince dalla sentenza, avrebbe permesso di risolvere fin da subito il problema degli odori molesti, “tipici dei freni bruciati” come descritti in primo grado, perché si sarebbe bruciata molta meno resina, causa delle cattive esalazioni
Una tecnologia già conosciuta al momento in cui il comitato di cittadini, per lo più residente in un raggio di 500 metri dalla fonderia, aveva iniziato a segnalare i gravi disagi: difficoltà a respirare, necessità di chiudersi in casa, bruciore agli occhi e tanti altri spiacevoli effetti. Eppure, scrivono i giudici bolognesi, “per cinque anni la scelta imprenditoriale del Marfisi è stata consapevolmente quella di privilegiare i costi di produzione, rispetto alla salute dei cittadini, che sin dal 2003 evidenziavano la gravità della situazione”.
“E ancora oggi – aggiungono gli avvocati Maruzzi e Marcello, facendo riferimento a una testimonianza di un dipendente, presa in considerazione anche dalla sentenza – per un dieci per cento si usano ancora le anime piene, per cui, ancora oggi, la situazione non è completamente risolta”.
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