I bei tempi andati
Nel suo blog Faccio il Sovversivo 2.0 parla dei "Bei tempi andati", quelli in cui "non necessariamente stavamo meglio" ma siamo sopravvissuti trasformando "le nostre cazzate in ricordi nostalgici"
Nel suo blog Faccio il Sovversivo 2.0 parla dei "Bei tempi andati", quelli in cui "non necessariamente stavamo meglio" ma siamo sopravvissuti trasformando "le nostre cazzate in ricordi nostalgici"
Un paese dove tutti si conoscono. Dove ci si saluta al bar, dove si va alla stessa sagra, dove i nostri nonni hanno lavorato la stessa terra. Perché, da un po' di tempo a questa parte, se il tuo vicino ha la pelle di un altro colore, diventa automaticamente un...
Siamo sempre da soli. E va bene così. A loro. È come vivere su un’isola. Ognuno murato in casa sua. Col telefonino in mano. Siamo sempre da soli. Scrivi, condividi, ti arrabbi. Poi metti giù e non cambia niente. Un’ingiustizia al giorno. Un morto sul lavoro al...
Ci toglievamo la magliettina e quelle erano le porte. Non serviva niente altro. Due magliette per terra a fare da palo e iniziava la partita. Il pallone si chiamava Tango. Un po’ pesante, ma sempre meglio del Super Tele che volava troppo. Le casacche erano petto...
Oggi ti ho vista sposa in mezzo ai vigneti di Negrar. Il mio cuore è scoppiato di gioia
Immenso Fabio Barducco: mai visto nulla del genere, giocatore intelligente, mai egoista, uomo scherzoso e capace, avevi creato una splendida famiglia.
Per me, Pippo e tanti altri nerazzurri sei come quando l’Inter vinse l’ultima Champions, indimenticabile.
Coccanile, paese che io amo ti adorava e ti adora.
Come dice Filippo in una splendida lettera commovente non avevi ceduto nemmeno alla SPAL…
La tua SPAL erano i campetti e le casacchine con cui il martedì e il giovedì, durante gli allenamenti, giocavamo sfide interminabili, quello per te era il vero calcio.
Questo è anche il mio sogno ricorrente, non tanto la sfida della Domenica ma le partitelle che si facevano con le portine piccole…
Quando magari ti lamentavi scherzando di essere in squadra con me e Panocia (2 difensori dai piedi così così), ti dicevo “a volte i nomi non contano a niente”: tu ridevi e mi davi ragione giocando benissimo e finivamo per vincere contro compagni ben più blasonati.
In campo mi sgridavi perché cercavo sempre il lancio lungo, tu la volevi sui piedi e avevi ragione, perché darla a te era come metterla in cassaforte.
Ciao Fabio, e chissà se nel mio sogno ricorrente un giorno incontrerò anche te, magari facendo un 3 contro 3 mi fai farai fare gol e forse vinceremo e gli altri, imprecando, ci pagheranno una meritata pizza.
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