Politica
12 Aprile 2016
Il documento punta anche a far riconoscere agli ex azionisti nuovi warrant

Carife: Odg del Pd per il ristoro degli obbligazionisti

di Redazione | 4 min

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carife ministeroCompiere una serie di azioni a sostegno degli obbligazionisti subordinati e azionisti Carife. E’ a questo che punta l’ordine del giorno presentato dal gruppo consiliare del Pd che, se sarà approvato dal consiglio comunale, impegnerà sindaco e giunta comunale ad attivarsi nei confronti della Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna e del Governo “affinché continui il confronto con l’Ue per raggiungere una soluzione che possa condurre al ristoro di tutti gli obbligazionisti”, e “affinché venga promossa un’azione di sensibilizzazione verso la Nuova Cassa di Risparmio di Ferrara e chi la acquisirà al netto, per riconoscere agli ex azionisti nuovi warrant”.

Nello stesso tempo lo stesso ordine del giorno chiede al sindaco Tagliani e alla sua giunta di promuoverwe sul tema “azioni di sensibilizzazione a tutti i livelli, istituzionali e non” e “ad ipotizzare per i territorio colpito dalla crisi bancaria, in accordo con la Giunta Regionale dell’Emilia-Romagna ed il Governo, nuovi strumenti di sostegno e sviluppo per superare gli effetti della crisi stessa”.

Richieste che arrivano dal gruppo consiliare del Partito Democratico dopo una serie di premesse, contenute nel documento, che ricostruiscono in estrema sintesi le vicende che hanno portato la banca cittadina dapprima al commissariamento e, in seguito, al salvataggio con il decreto cosiddetto ‘salva banche’ con conseguente azzeramento delle azioni e delle obbligazioni subordinate.

Si parte dal 2009, quando “un’ispezione della Banca d’Italia rilevava problematiche relative al credito per la Carife Spa, ed in particolare una posizione debitoria su Milano (Siano) che presentava significative difficoltà”. “Nel settembre 2009 – viene spiegato nell’odg – data la delicata situazione, l’allora direttore generale, dottor Gennaro Murolo, veniva sostituito dal dottor Giuseppe Grassano; quest’ultimo, in più occasioni ufficiali prospettava un rapido risanamento e rilancio della banca; nell’aprile 2010, con la nomina del nuovo Consiglio e l’approvazione del primo bilancio in passivo della propria storia, la banca proseguì nell’opera di risanamento, sotto l’assiduo controllo della Banca d’Italia, che aveva disposto per Carife la vigilanza rafforzata”.

“Tra il mese di dicembre 2010 e aprile 2011 – prosegue il racconto – Carife ha definito il progetto di aumento di capitale mediante ricorso principalmente all’azionariato diffuso, cioè piccoli risparmiatori famiglie e imprese. L’aumento di capitale per un importo di 150 milioni di euro, è stato sottoscritto in larghissima parte da famiglie e imprese del territorio ferrarese e completato con successo, portando il totale azionisti a più di 29.000, quindi con almeno 5.000 nuovi sottoscrittori, rispetto ai 24.000 che erano soci già da prima. Nel settembre 2012 una nuova ispezione di Bankitalia ha portato ad ulteriori pesantissime svalutazioni dei crediti. Il bilancio 2012 è stato approvato, ad aprile 2013, con una perdita di quasi 105 milioni di euro”.

Nel frattempo “Banca d’Italia aveva chiesto a Fondazione Carife di ricercare un partner industriale e, a quanto risulta, la fondazione aveva preso contatti con possibili interessati”. La Cassa di risparmio di Ferrara è stata posta in regime di amministrazione straordinaria con decreto del Ministero delle finanze, regime confermato dal Ministro dell’economia e delle finanze, con decreto del 26 maggio 2014, su proposta della Banca d’Italia, che ha disposto la proroga della procedura di amministrazione straordinaria della Cassa di Risparmio di Ferrara, capogruppo dell’omonimo gruppo bancario. “Nei mesi successivi – prosegue l’odg – i Commissari, in stretto coordinamento con Banca d’Italia, hanno operato una serie di dismissioni di banche controllate e di filiali, riducendo il perimetro di Carife al territorio originario. Contemporaneamente i sindacati aziendali hanno aderito ad un importante accordo di prepensionamenti, con oneri economici a carico dei dipendenti rimasti in servizio e consistenti effetti in diminuzione dell’organico e del costo del lavoro. Nel periodo di commissariamento diversi Istituti hanno valutato l’acquisizione di Carife, ma nessuna di queste possibili soluzioni ha dato i risultati sperati”.

Si arriva così al 22 novembre 2015 con il decreto “salva banche, con il quale il Governo ha individuato un sistema di salvataggio che ha trovato immediata applicazione per quattro banche (Banca Marche, Carife, Carichieti, Banca Etruria) e per i loro amministratori uscenti, “che si sostanzia nella creazione per ciascuno dei quattro istituti di una good bank cui affidare la prosecuzione delle relative attività bancarie e di una bad bank comune in cui lasciare tutti i crediti non riscossi cosiddetti «sofferenze» e che di fatto ha implicato il sacrificio degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati con conseguenti effetti sui risparmi di 32.000 ferraresi e sull’intera economia provinciale”.

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