Ripescaggio, domanda depositata. Davanti all’Ars ci sono minimo cinque squadre
Il diesse Sandro Federico ha trascorso la giornata odierna a Roma, dove è andato per depositare formalmente la domanda di ripescaggio in Serie D dell'Ars et Labor
Il diesse Sandro Federico ha trascorso la giornata odierna a Roma, dove è andato per depositare formalmente la domanda di ripescaggio in Serie D dell'Ars et Labor
I familiari di Maurilla Zona, la 52enne di Coccanile deceduta poche ore dopo essere rientrata a casa dal pronto soccorso, hanno presentato una denuncia ai carabinieri di Ambrogio. L'obiettivo è chiedere all'autorità giudiziaria di ricostruire con precisione l'intera sequenza degli eventi
Non sono bastati i temporali degli ultimi giorni a cambiare il quadro della crisi idrica nel Ferrarese. L'Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell'Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po conferma che la provincia di Ferrara resta tra le zone più esposte agli effetti della siccità
Nella mattinata odierna, nella sala d'attesa della stazione carabinieri di Ferrara, è stata organizzata una sobria e sentita cerimonia di inaugurazione per l'adesione al progetto nazionale "Un posto occupato"
Una piazza piena, illuminata dalle mille luci portate da chi ha scelto di accogliere l'appello di Anpi e della Rete Antifascista di Ferrara, capaci di radunare in Trento Trieste oltre 60 associazioni. È la risposta di Ferrara al Festival della Città Identitarie, promosso dall'amministrazione comunale, con cui, qui la denuncia, si è goffamente cercato di riabilitare la figura "illustre" di un fascista, Italo Balbo
C’è voglia di vedere un partito che reagisce e rinasce”. Che possa reagire è certo possibile. Anche rinascere. Il problema è il partito. All’indomani della rielezione di Napolitano Paolo Calvano convoca segreteria e segretari di circolo. Più che una conta interna (“hanno risposto praticamente tutti”), si tratta di un guardarsi allo specchio.
“Eravamo in tanti e questo è un buon segnale”. Calvano prova a cogliere quanto di positivo emerso nella riunione. A cominciare dalla “forte e unanime condanna di ciò che è avvenuto nella mancata elezione di Prodi”: i cento disertori che nel buio dell’urna hanno cambiato il loro voto “rappresentano un attacco molto forte al Pd”. Non si parla dei “traditori” che “bisognerebbe correre dietro con un bastone” come vorrebbe Franceschini, ma “c’è preoccupazione, c’è voglia però anche di vedere un partito che reagisce e rinasce. Da qui la richiesta forte di fare quanto prima il congresso nazionale”. Entro l’estate vorrebbe Calvano. Dai rumor che circolano nella Capitale si direbbe a settembre.
Il rischio, a Roma come a Ferrara, è la scissione. Un partito incentrato sul lavoro, come vorrebbe Barca, fa gola a molti. Da Vendola a quel che resta di Rifondazione. “È un discorso che ci interessa molto”, ammette a livello locale Stefano Calderoni.
Intanto, tornando a Viale Krasnodar, “rispetto alla scelta di Napolitano se ne sono comprese le ragioni” assicura il segretario, anche se qualcuno (leggi Sandra Carli Ballola, ndr), ha evidenziato che si poteva convergere prima su Rodotà”. A quel qualcuno andrebbero aggiunti base e società civile. “Da domani – riprende Calvano – si assisterà a un passaggio importante per le tenuta complessiva del partito”. Non si sa se il riferimento è alle elezioni regionali del Friuli, dove per ora si assiste al record di astensionismo, ma “c’è la consapevolezza che ci sono prima i problemi del Paese da risolvere”.
Quanto al futuro a braccetto forzato con il Pdl, “tutti si sono dichiarati concordi sul rigettare qualsiasi ipotesi di governassimo”. L’orizzonte uscito da viale Krasnodar è “un governo di scopo che sia in grado di fare quelle due o tre riforme indispensabili (legge elettorale in primis) per poi tornare al voto”. Nei prossimi giorni toccherà alla direzione. Oggi Calvano deciderà se convocarla per venerdì o lunedì.
Sempre venerdì è prevista nella sede ferrarese anche una riunione dei sindaci Pd della provincia. A organizzarla Andrea Marchi di Ostellato e Nicola Rossi di Copparo. E lì gli umori potrebbero essere meno convergenti. Lo si capisce dalle parole di Marchi, che abbandona il suo classico aplomb istituzionale per tirarsi su le maniche: “hanno semplicemente rovinato il partito. Il problema non è Napolitano. Si può discutere sull’opportunità o meno delle sue rielezione, ma è la modalità con cui ci si è arrivati che non va giù. I vertici nazionali si sono disinteressati completamente del sentire del Paese e del corpo elettorale. Hanno preferito optare per scelte sconsiderate fatte con gli schemi politici di trent’anni fa”.
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