Attualità
3 Luglio 2026
Anpi e la Rete Antifascista rispondono al Festival della Città Identitarie portando tantissime persone a manifestare sul listone

Ferrara antifascista, piazza Trento Trieste piena contro la riabilitazione di Balbo

(Foto di Riccardo Giori)
di Pietro Perelli | 4 min

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Una piazza piena, illuminata dalle mille luci portate da chi ha scelto di accogliere l’appello di Anpi e della Rete Antifascista di Ferrara, capaci di radunare in Trento Trieste oltre 60 associazioni. È la risposta di Ferrara al Festival della Città Identitarie, promosso dall’amministrazione comunale, con cui, qui la denuncia, si è goffamente cercato di riabilitare la figura “illustre” di un fascista, Italo Balbo.

Dalla Cgil agli scout, da Mediterranea al Laboratorio della Pace passando per Arci, Legacoop, il Cds, Auser, Azione Cattolica e Cittadini del Mondo, insieme a loro i partiti di opposizione. Realtà molto diverse tra loro ma unite per ricordare che la figura del quadrumviro debba essere studiata e non riabilitata.

Roberto Cassoli, presidente provinciale di Anpi, ribadisce per primo, dal palco, ciò che ha dato il via alla partecipatissima manifestazione. “Figure come quella di Italo Balbo devono essere studiate dagli storici, possono essere oggetto di confronto e discussione. Ma non può essere fatta nessuna riabilitazione culturale di chi ha fatto della violenza fascista metodo e azione”.

Cassoli ricorda chi del fascismo è stato vittima – Don Minzoni, Natale Gaiba, Giacomo Matteotti e Alda Costa – e Italo Balbo fu, in molti casi, protagonista e mandante delle atrocità commesse dalle squadre fasciste. Squadre che, grazie all’appoggio e al mandato degli agrari ferraresi, per primo organizzò e comandò.

La brutalità di Balbo è stata rappresentata dalla lettura dei suoi diari da parte dell’attore Fabio Mangolini, ex direttore del Teatro Comunale di Ferrara, e dal prfessor Guido Barbujani: “Lo squadrismo ferrarese – dice quest’ultimo – è stato la prova generale della Marcia su Roma, queste cose vanno ricordate. Trasformare personalità come Italo Balbo in un elemento di propaganda è quello di cui non avevamo bisogno“.

“Non so – domanda il genetista – se siete andati a vedere il sito di questa organizzazione e quest’idea delle città identitarie”. Al centro del problema pone la parola stessa, identità. Una parola e un concetto “che non funziona perché richiama all’essere sempre identici e non è vero: la città cambia noi non siamo più quelli di una volta, la città è diversa e noi siamo orgogliosi di questa diversità“.

Tra gli interventi più efficaci quello dello storico Girolamo De Michele che nel 2023 ha pubblicato per Neri Pozza “Un delitto di regime. Vita e morte di Don Minzoni”. Ha ricordato le implicazioni di Balbo nella morte del parroco di Argenta, come in quella di Natale Gaiba, e, pur senza citarlo, ha aspramente criticato Stefano Muroni che nel film “Oltre la Bufera” ha interpretato il curato. Un lungometraggio che De Michele definisce “insulso, sciatto e negazionista, con una ricostruzione storica risibile tanto quanto la sua recitazione”.

Muroni, mentre lo storico parlava in piazza Trento Trieste, era tra i relatori del festival delle Città Identitarie in un incontro nel quale Italo Balbo veniva ricordato come “uno dei più grandi aviatori della storia mondiale” e come “uomo carismatico, visionario e di grande temperamento ma molto discusso per la sua adesione al Fascismo”. Ciò che ha spinto oltre un migliaio di persone a riempire, indignate, piazza Trento Trieste.

La chiusura degli interventi è stata affidata allo scrittore Sandro Abruzzese che ha voluto ricostruire il puzzle con cui l’amministrazione di Ferrara “si è messa a capo di una politica deumanizzante”, iniziata già durante la campagna elettorale attraverso “il disprezzo per il povero, il disprezzo per l’altro, per lo straniero, la xenofobia, l’islamofobia”. Ha ricordato la chiusura del centro sociale La Resistenza e il mancato rinnovo della convenzione per la sede di Cittadini del Mondo, ma soprattutto le oltre 500 persone rimaste senza casa al Grattacielo.

Lo scrittore ha quindi criticato la privatizzazione degli spazi pubblici come le piazze o il parco Urbano destinati ad aree per concerti privati. Una nuova critica la lancia a Muroni e al sito Tresigallo Città Metafisica in cui “viene fatta una agiografia di Edmondo Rossoni”, anch’egli gerarca fascista, mentre il paese “viene presentato in modo a-storico”.

Tutti tasselli che nel ragionamento proposto da Abruzzese portano al Festival delle Città Identitarie. Sostiene infatti che nei suoi manifesti ricorra “tutto l’armamentario” dell'”Ur-Fascismo” descritto da Umberto Eco, fondato su “identità, identitarismo, irrazionalismo, la mistica della stirpe” e sul rapporto “amico-nemico”.

Infine, prima che il Coro delle Mondine faccia cantare la piazza al suono di “Bella ciao”, un appello a prendere posizione, sostenendo che “non è possibile rimanere privati”, che “non è possibile rimanere a casa aspettando e sperando che le cose accadano da sé, perché abbiamo visto che non accadono”.

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