Politica
24 Giugno 2012
A Firenze Marattin interviene al Big Bang Italia di Matteo Renzi

I rottamatori di Ferrara

di Marco Zavagli | 4 min

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Marattin dice qualcosa di sinistra. La frase uscita dalla bocca dell’assessore al bilancio del Comune di Ferrara dal palco del Big Bang Italia lascerebbe di sasso anche il Nanni Moretti di Aprile. Il docente di economia era tra i mille amministratori locali che hanno partecipato a Firenze alla convention nella quale Matteo Renzi ha rilanciato la sua sfida “rottamatrice”.

E lui, con già due “Leopolda” alle spalle, non poteva mancare. Anche perché non ha mai fatto mistero di guardare di buon occhio al “ sindaco che tutta la destra invidia”, per fare il verso a un azzeccato titolo del “Manifesto”.

Ha parlato per i suoi cinque minuti, come di rigore. E, per sgomberare il campo da diatribe se non inutili quantomeno premature, ha esordito chiaro e tondo: “Spesso accusano coloro che si ritrovano nelle posizioni di Matteo Renzi di non conoscere la differenza tra destra e sinistra perché si propugnano politiche “di destra”. A me hanno insegnato che essere di sinistra significa proteggere i più deboli, chi non ha voce o possibilità di difendersi”.

Ecco fatto, o detto, quello che è mancato cinematograficamente parlando a D’Alema. Qualcosa di sinistra. L’accento è servito a Marattin per spiegare al Palacongressi che “in Italia è stata perpetrata la più grande ingiustizia nei confronti dei più deboli di tutti: si tratta dello scempio delle finanze pubbliche (il debito era al 60% del Pil nel 1981 e passò al 122% nel 1994), che è andato a danno di chi sicuramente non poteva difendersi: le generazioni future, noi, che stiamo pagando ora gli errori del passato”.

Tutto perché in Italia la spesa pubblica “è stata utilizzata come strumento di acquisto di consenso politico e di remunerazione di interessi corporativi – continua Marattin -. Ma se dobbiamo davvero cambiare passo, dobbiamo avere il coraggio (e qui cita, giusto per tornare a Moretti, il decisamente poco gramsciano Otto von Bismark) di cambiare questo atteggiamento culturale che ha sfasciato le casse della Repubblica e ipotecato il nostro futuro e quello di chi verrà dopo di noi”.

Per chi ancora avesse dei dubbi, Marattin alle primarie saprà esattamente chi votare. Chi invece saprà esattamente chi non votare, stando alle recenti dichiarazioni sulla stampa, è Paolo Calvano, che dopo la voce grossa alzata in direzione ora storce il naso di fronte al serrate i ranghi di Bersani. Il segretario provinciale ieri tra l’altro era a Roma per la riunione dei presidenti dei circoli del Pd convocata con una coincidenza imbarazzante dal leader nazionale. Voci sibilline, comunque, davano Calvano a Firenze per una breve tappa prima di riprendere il ritorno verso Dogato, dove lo aspettava l’ultima serata dietro i fornelli della Festa della Birra.

Oltre a Marattin, e forse Calvano, a Firenze c’erano anche l’assessore provinciale Caterina Ferri, il sindaco di Vigarano Barbara Paron e Simone Merli.

Sono loro al momento l’avanguardia dei renziani a Ferrara, anche se già in molti all’interno del partito giudicano propizio il momento di “un cambiamento radicale, fatto linguaggi, volti e idee nuove”, come ci confida Marattin al telefono. Senza contare – come purtroppo spesso è abituato a fare il Pd – la base, che alle ultime elezioni di Comacchio (e Parma, per guardare extra moenia) ha fatto capire che il credito di fiducia è ormai esaurito.

Ma c’è anche chi non riesce a vedere di buon occhio frasi come “non è un delitto piacere all’altra parte politica” (sono le dichiarazioni di Renzi sulla Rosa tricolore), come Fiorenzo Baratelli, intellettuale ex Fgci vicino ai democratici, che su facebook fa notare che “in Italia piacere alla destra di Berlusconi, Dell’Utri, Cosentino, La Russa….è una vergogna!”.

Meno elegante forse Alessandro Bratti che sempre su facebook marca la differenza tra “chi va alle convention a Firenze e chi va alla festa del Pd di Pontegradella a parlare di terremoto”. Punzecchiato dalla Ferri il deputato fa una leggera marcia indietro: “penso solo che la discussione che sta partendo possa essere un terremoto per il Pd”, per poi chiudere caustico: “la bolla fiorentina si sgonfierà”.

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