Cronaca
15 Giugno 2012
Ora è irreperibile. Durante le indagini aveva confessato l’abuso su piccola di 8 anni

Condannato per atti sessuali su bimba, tenta tre volte il suicidio

di Marco Zavagli | 2 min

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Cento. Condannato a cinque anni per atti sessuali su una bambina. È il verdetto emesso ieri mattina dal giudice collegiale di Ferrara dopo l’udienza a porte chiuse nella quale si discuteva il caso di un uomo di 46 anni, originario di Foggia, già dipendente di una compagnia di telefonia fissa, e residente fino a poco tempo fa nel Centese, dove avvenne il fatto.

L’imputato avrebbe approfittato di una bambina di appena otto anni, una amica dei suoi figli, che si era trovata in casa sua in una pausa di gioco. Il fatto risale al maggio 2009.

Lui è il classico papà benvoluto da tutti, specialmente dai bambini, La sua casa la pianterreno di una corte condominiale ha sempre la porta aperta per i bambini che vogliono fare merenda o bere un succo di frutta. In uno di questi momenti sarebbe avvenuto l’abuso.

Il fatto venne a luce per caso, durante il “gioco dei segreti” messo in atto dal gruppo di giovanissimi che frequentava il condominio. La bimba rivela inconsapevolmente cosa le successe. Ad ascoltarla c’era la sorellina che, turbata, rivelò tutto al padre. Da qui partì la denuncia per violenza sessuale aggravata dalla giovanissima età della vittima.

Non appena indagato, l’uomo confessò tutto, senza nemmeno il bisogno di interrogarlo. Già in quel momento agli inquirenti sembrò di avere a che fare con una persona che tutto sembrava fuorché un pedofilo. E anche il comportamento processuale tenuto successivamente dall’imputato lascia diversi punti interrogativi. Nonostante la famiglia chiedesse una perizia psichiatrica per lui, dietro la convinzione che si fosse inventato tutto approfittando del racconto della bimba, l’uomo ha sempre rifiutato. Anche ieri, durante l’udienza decisiva nella quale l’avvocato di fiducia, Luca Esposito, avrebbe dovuto chiedere il rito abbreviato, non si è nemmeno presentato, rinunciando di fatto al possibile sconto di un terzo della pena.

Da quanto si apprende il 46enne era caduto in depressione dopo la separazione consensuale dalla moglie. I due figli erano stati affidati a entrambi. Poi la notizia di questa accusa lo portò verso il baratro. Si contano tre tentativi di suicidio. E ora lui è scomparso, si è reso irreperibile anche al suo avvocato. Tornato in Puglia, dicono i famigliari. Ma al processo non c’era. E alla pm Patrizia Castaldini non è rimasto che chiederne la condanna a 7 anni (pena già lieve per il tipo di reato e per l’aggravante dell’età della vittima).

I giudici hanno ulteriormente abbassato la pena, emettendo una condanna a 5 anni e a 50mila euro di risarcimento verso la piccola vittima (costituita parte civile attraverso i genitori), oltre al pagamento delle spese processuali.

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