Cronaca
7 Giugno 2012
Finto test del dna per il riconoscimento della paternità. Condannato

Mancata eredità, truffata orfana di milionario

di Marco Zavagli | 2 min

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Figlia illegittima in attesa di una possibile eredità milionaria viene truffata dall’unico uomo di cui si fidava. Ha ottenuto giustizia (anche se siamo solo al primo grado) una signora di 40 anni che aveva denunciato chi l’aveva illusa. Facendole credere di poter ottenere quel patrimonio milionario del padre che in vita non volle riconoscerla.

I due si conoscono da anni. Lei lavora come colf nella casa dell’imputato, Odoardo Cumoli, 56 anni. Tutto nasce nel 2006, quando lei rimane orfana del padre naturale. È il 12 luglio 2006. Vuole ottenere il riconoscimento giudiziale di paternità e chiede consiglio a Cumoli. Lui si rende disponibile. Le dice che contatterà un avvocato, avvertendola che andrà incontro a delle spese. E si fa consegnare subito un anticipo di 800 euro.

Poi si presenta da lei con il “kit” per prelevare il dna. Con un campioncino le preleva la saliva e la rassicura sui successivi esami. Convinta che la pratica sia ormai a buon fine gli consegna altri 1500 euro. Alla fine, nell’aprile 2009, lui le consegna un documento del tribunale, risultato poi falso, che attestava il riconoscimento.

Con quello si reca dal suo avvocato, Renzo Oppi, che si accorge immediatamente del raggiro e mette in moto la querela che porterà al processo. Al termine della discussione, nel corso della quale la pubblica accusa, sostenuta dal pm onorario Elisa Bovi aveva chiesto 8 mesi e il risarcimento di 3mila euro, il giudice Silvia Giorgi lo ha condannato a identica pena, aumentando però la provvisionale a 10mila.

Per la cronaca, la donna non è riuscita a ottenere l’eredità. Il corpo del padre, per sua ennesima sfortuna, venne cremato.

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