Politica
28 Febbraio 2012
La Fpl: “Si imponga al costruttore un’opera che duri almeno 100 anni”

Rifare Cona

di Marco Zavagli | 4 min

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Rifare Cona da capo. Possibilmente più vicino. Non è uno scherzo, ma la conclusione di una lunga e argomentata lettera scritta dalla rappresentanza della Funzione pubblica della Uil delle due aziende ospedaliere Sant’Anna e Ausl.

In calce ci sono i destinatari: Gabriele Rinaldi, Marcella Zappaterra, l’assessore regionale alla sanità Carlo Lusenti, Vasco Errani, l’Inail, il ministro Elsa Fornero, la Corte dei Conti, il presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul Ssn Ignazio Marino e, dulcis in fundo, il presidente del consiglio Monti e il presidente della Repubblica Napolitano.

La Uil-Fpl dell’azienda ospedaliera e l’omologa all’interno dell’Ausl intravedono la possibilità, forse addirittura conveniente per la collettività dal momento che “in genere sono necessari 3-4 anni per opere di questo tipo, anziché 21”, di “rifacimento integrale dell’opera conformemente al capitolato d’appalto esistente posto a base di gara”. E già che ci siamo, “eventualmente concordare con la società appaltatrice una nuova, diversa e più confacente localizzazione del nuovo S. Anna vicino alla città, come auspicato da gran parte dei cittadini”.

Il sindacato arriva a questa conclusione dopo una lunga serie di considerazioni che partono dall’indagine appena conclusa dalla procura di Ferrara sul cantiere di Cona: 13 indagati con accuse che vanno dalla truffa aggravata al falso, dalle omissioni nei controlli all’abuso d’ufficio. E in mezzo la possibilità che il calcestruzzo finito in alcuni blocchi non abbia una durata secolare come previsto da capitolato, cosa che “obbligherà un’azienda pubblica a sostenere costi straordinari per preservare e manutenere un ospedale che non possiede le necessarie caratteristiche previste per legge”.

E siamo solo all’inizio. Vengono poi i costi (dai 114 miliardi di lire iniziali agli attuali complessivi 300 milioni di euro); i tempi di costruzione “scandalosi” (“oltre 21 anni dalla benedizione della prima pietra da parte del Papa avvenuta il 23/09/1990”); i 19 “bugiardi annunci di apertura” succedutisi nel ventennio; i costi aggiuntivi “cagionati dal fallito trasloco” nel nuovo ospedale di novembre; la contaminazione delle condutture idriche da legionella e relativa bonifica, “che appaiono difficilmente giustificabili”.

A questi vanno aggiunti i “costi sociali che il futuro ospedale avrà per la comunità ferrarese”, oltre ad una localizzazione “percepita sbagliata da gran parte della popolazione e giudicata ‘tallone d’Achille’ perfino dal sindaco che ha sostenuto la validità della scelta di Cona nel corso di due legislature” (Gaetano Sateriale nel suo libro, ndr).

Alla fine il pallottoliere stima “oltre 500 milioni di euro”. Non poco, se si considera “che 140 milioni di euro l’anno è il risparmio previsto dal decreto “Semplifica Italia” del governo”. Tutte risorse convogliate verso Cona e sottratte alla “possibile ristrutturazione dell’Arcispedale S. Anna esistente all’interno alla città”.

Di fronte a questa “enorme quantità di risorse economiche pubbliche già impegnate (e da assumersi in futuro)”, la Fpl chiede oggi al committente (il Sant’Anna) di “pretendere e garantire che l’ospedale possieda, al momento della sua apertura, come requisito minimo di congruità, almeno la durevolezza (strutturale) prescritta dal capitolato”. Insomma, se Cona deve nascere, che duri almeno cent’anni.

Detto, anzi scritto questo, il coordinamento Uil-Fpl di Ferrara delle due aziende sanitarie chiede al Sant’Anna, in attesa delle decisioni del gup sul processo, “di astenersi, in via cautelativa, da transazioni e conciliazioni con la società appaltatrice sulle “riserve” tecniche avanzate per 130 milioni di euro”, oltre che da “ogni onerosa rinegoziazione, con la medesima società, della prevista trentennale “gestione dei sevizi di supporto alle attività assistenziali e dei servizi commerciali”, perché “potrebbe esistere la necessità di recuperare rilevantissime somme di denaro pubblico sia per varianti non dovute (25 milioni di euro), sia per la mancata corrispondenza con quanto previsto da capitolato del calcestruzzo utilizzato per le strutture portanti di fondazione e le opere speciali del nuovo ospedale”.

In caso di conferma processuale dei reati contestati, invece, il sindacato chiede di pretendere dalla società appaltatrice “l’eliminazione di vizi, difetti, e carenze strutturali, ovvero il ripristino gratuito della necessaria conformità alla ‘regola dell’arte’ come da progetto preliminare e capitolato d’appalto”.

Altrimenti, in via subordinata e alternativa, che si percorra la strada del risarcimento dei  danni “cagionati al patrimonio pubblico per un controvalore proporzionato alla dimezzata/ridotta durata della struttura”. O ancora, compensare il minor valore economico dell’ospedale ‘riprendendosi’ la gestione diretta dei servizi no core. O, infine, come anticipato, “il rifacimento integrale dell’opera conformemente al capitolato d’appalto esistente”, concordando “con la società appaltatrice una nuova, diversa e più confacente localizzazione del nuovo S. Anna vicino alla città, come auspicato da gran parte dei cittadini”.

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