Politica
27 Novembre 2011
Atteso l'ok al patto di sindacato da parte dei soci pubblici di Hera. Il consigliere Ppf: "conflitto d'interesse dei sindaci" .

Hera, Tavolazzi: “ennesimo atto di sudditanza”

di Redazione | 4 min

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Tiziano Tagliani e Valentino Tavolazzi

“Dopo la chiusura del laboratorio di Pontelagoscuro e la svendita delle reti del gas a Hera, l’avvocato Tagliani, Pd, Idv ed alleati, si apprestano a compiere l’ennesimo atto di sudditanza politica nei confronti della multiutility bolognese”. Inizia così il comunicato di Valentino Tavolazzi, consigliere comunale Ppf/M5S che ricorda che domani, lunedì 28 novembre, il consiglio comunale sarà chiamato ad approvare la proposta di sottoscrizione del patto di sindacato da parte dei soci pubblici di Hera, in scadenza alla fine dell’anno. Un contratto che fino al 2014 impegnerà i soci firmatari a conformare il proprio voto in assemblea, su determinate materie (sindacato di voto) e a non cedere i titoli Hera vincolati sul libero mercato (sindacato di blocco). “La finalità politica è evidente – sostiene Tavolazzi -: garantire ai soci pubblici la governance della Holding, oggi posseduta al 60% (il resto è dei privati, cui giungono dividendi generati dalle tariffe pagate dai cittadini). I sindaci pertanto sono azionisti della società (dunque interessati agli utili) e – prosegue Tavolazzi – al tempo stesso garanti dei cittadini (che chiedono tariffe basse, investimenti e qualità dei servizi), con evidente conflitto di interessi!”

Attualmente il Comune di Ferrara possiede direttamente, o tramite Holding Ferrara Servizi, 30,6 milioni di azioni, di cui 25,5 vincolate e 5,1 libere. La sottoscrizione del patto comporterebbe, scrive il consigliere, l’impossibilità per il Comune, fino al 2014, di utilizzare liberamente i titoli vincolati (pena pesanti sanzioni), per ridurre ad esempio i debiti o per fare nuovi investimenti. “Il Comune di Ferrara – fa sapere Tavolazzi – è fortemente indebitato per 139,5 milioni al 1.1.12, sui quali paghiamo una rata annua di 15,6 milioni. E’ altresì strutturalmente incapace di finanziare nuovi investimenti con la sola vendita del patrimonio immobiliare, scelta che negli ultimi anni ha fatto crollare gli appalti pubblici. Il trend delle aggiudicazioni è stato il seguente: 13 milioni nel 2007 e 9,4 nel 2008 (era Sateriale), contro 1,4 milioni nel 2009, 0,8 nel 2010 e 1,15 nel 2011 (era Tagliani)”. Sul versante delle vendite, nel 2010 sono andati all’asta 5 immobili per circa 10 milioni, ma solo uno dei due lotti di Foro Boario è stato aggiudicato per 6,7 milioni. Nel 2011 sono andati all’asta 7 immobili per circa 3 milioni, ma solo 3 aggiudicati per 2,5 milioni. Snocciolando tali dati, Tavolazzi considera dunque “un flusso di risorse insufficiente per mantenere i volumi di investimento dell’era Sateriale, con conseguente penalizzazione dell’attività economica legata agli appalti pubblici”.

Il consigliere Ppf evidenzia ancora: “i titoli Hera rendono al Comune 2 milioni l’anno di dividendi. Nell’autunno 2009 le azioni valevano 51 milioni, oggi ne valgono 30. Ma 51 milioni di debito ci costano mediamente 5,6 milioni l’anno (capitale più interessi). Se nel 2009 Tagliani avesse abbattuto il debito vendendo i titoli Hera e rinunciando ai dividendi, avrebbe fatto l’interesse del Comune. Tuttavia – continua Tavolazzi -, per via delle mani legate dal patto di sindacato, lo stesso che oggi egli propone di riconfermare fino al 2014, avrebbe dovuto limitarsi ai soli titoli vendibili sul libero mercato (5 milioni di azioni non vincolate, come da noi proposto in sede di bilancio 2010 e 2011). Certamente non è questo il momento di vendere, ma ci domandiamo – attacca il consigliere – quali siano i vantaggi per il Comune e per i cittadini, che derivano dalla rinuncia, per ulteriori tre anni, della libertà di azione! Oltretutto – aggiunge Tavolazzi – la non adesione al patto non pregiudica in alcun modo il possesso dei titoli, né il beneficio dei dividendi. Il Comune manterrebbe le mani libere, senza precludere ai soci pubblici il possesso della maggioranza assoluta del capitale. Va poi segnalato che il riassetto della governance escluderà in ogni caso il rappresentante ferrarese dal Cda (ridotto da 18 a 10 nel 2013), mentre il sindaco Tagliani, nel Comitato di sindacato, rappresenterà solo il 3% del capitale di Hera, con un voto su 22 (6 Bologna, 3 Ravenna, 3 Imola, 6 Modena, 1 ciascuno Forlì, Rimini, Cesena). Dunque non conterà niente”.

Altre città con un solo voto, hanno subordinato l’adesione al patto ad impegni assunti da Hera. Cesena, per esempio, chiede la riduzione dei conflitti socio-ambientali (quindi dell’incenerimento), più investimenti nella mobilità elettrica, negli impianti di recupero della frazione organica dei rifiuti, nelle nuove tecnologie per la tariffazione. “A quanto sappiamo – commenta Tavolazzi – Ferrara si appresta ad aderire nel modo consueto: cappello in mano e lettera di esclusione dal consiglio in tasca! Un copione da sempre imposto agli amministratori ferraresi (Cona docet), che andrà in scena anche con la fusione Atc-Fer, commedia nella quale non faremo nemmeno le comparse! Perché Ferrara è passata dal ruolo di fanalino di coda della regione, a quello di servetta che lucida l’argenteria del padrone? Non sarà – conclude retoricamente Tavolazzi – che il territorio paga da sempre un prezzo per garantire a pochi ferraresi l’alloggio (disciplinato) nei palazzi bolognesi e romani che contano, e a pochi altri la possibilità, a tempo debito, di sostituirli? Riusciremo mai ad avere eletti che difendono i nostri interessi mobilitando i cittadini, anche a costo di forti contrasti politici con chi vuole imporci scelte sbagliate?”

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