
La strada con il passo carraio contestato
Copparo. Spesso la burocrazia è un ostacolo. Quando si mette di traverso in una situazione in cui a farne le spese è una persona svantaggiata diventa un doppio ostacolo. E, nella vicenda che ha interessato un cittadino di Copparo e i suoi famigliari, il doppio ostacolo si è tramutato in una doppia ingiustizia: la tassa (quantomeno da un punto di vista morale indebita) e la multa.
A scrivere alla redazione è Mirco Leccioli, residente ad Ambrogio. Quando accompagna in macchina il proprio famigliare, disabile al 100%, ha bisogno di utilizzare liberamente il passo carraio a uso promiscuo vicino a casa. Leccioli conosce i suoi diritti e scrive nel maggio scorso all’ufficio protocollo del Comune. Allega tanto di certificato medico e chiede l’esenzione dalla tassa di occupazione di aree pubbliche gli accessi carrabili destinati a persone con disabilità. Agevolazione prevista dall’ art. 49 del decreto legislativo 507 del 1993 (relativa alla tassa per l’occupazione di spazi e aree pubbliche), che specifica – ricorda il diretto interessato – come “ il termine “accesso” si riferisce a qualsiasi manufatto (scivolo, passo carrabile, ecc.) da chiunque costruito per agevolare il transito dei veicoli condotti o comunque utilizzati da persone con disabilità”.
L’unica risposta al suo fax arriva mesi dopo. Nella forma di un sollecito di pagamento siglato dal comune di Copparo. “A quel punto scrivo una mail per ricordare la mia richiesta – ricostruisce Leccioli -, ricevendo l’ esito di lettura della stessa ma nessuna risposta”. Passano altri mesi e – sempre senza una risposta dagli uffici competenti – arriva una raccomandata con ingiunzione di pagamento con tariffa doppia. “Allora mi decido di telefonare prima al protocollo, che mi risponde che la richiesta c’è in archivio, poi all’ufficio tributi che mi risponde alla stessa maniera ma aggiunge che non è stata inserita…”.
Alla fine la perseveranza viene premiata. Solo quella però. Perché dall’amministrazione non arriva nessun passo indietro. “Dopo qualche giorno arriva l’ ennesima raccomandata – spiega il richiedente – nella quale mi spiegano che la Cosap non è più una tassa ma un canone di occupazione di suolo pubblico gestito da un regolamento comunale e solo il proprietario dell’immobile in caso di disabilità viene esentato. In pratica devo pagare anche se il veicolo a me intestato acquistato con legge 104/92 (legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate, ndr) con tutte le agevolazioni del caso serve al trasporto di una persona disabile”.
Di fronte a questa replica la rassegnazione ha preso il sopravvento. Leccioli ha pagato. Il doppio. Per un suo diritto non riconosciuto. Nemmeno se a sancirlo è una legge nazionale. “Non voglio aggiungere altro al mio sconcerto in tutta la faccenda – afferma allargando le braccia -, ma chiedo al nostro sindaco perché vengano permesse queste leggi “personalizzate” al Comune, visto che chi ha una persona con handicap in famiglia deve affrontare non pochi problemi e qualsiasi agevolazione economica è sempre a garantire una vita migliore”.
Ed ancora: “non accetto questo modo di comunicare degli uffici comunali che io credevo che fossero al servizio del cittadino, che paga perché questi continuino ad esistere ma non si abbassano neanche a riconoscere l’ errore e magari farti delle dovute scuse se ti sollecitano il pagamento più volte senza aver neanche letto la richiesta che giaceva in archivio da quasi un anno”.
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