Cento
21 Aprile 2011
Carlotta Gaiani: “Noi consiglieri ci sentivamo avvicinati e avvicinabili”

Soldi e poltrone in cambio di voti

di Marco Zavagli | 4 min

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Cento. “Noi consiglieri ci sentivamo avvicinati e avvicinabili”. È un clima di pressioni, intimidazioni, forse anche minacce e tentativi di corruzione quello che si respirava attorno alla giunta Tuzet di qualche anno fa. Il sindaco di Cento è oggi a processo per istigazione alla corruzione e minacce.

Sul banco degli imputati sempre per istigazione alla corruzione anche il consigliere di Rinascita Centese Alessandro Gennari e l’imprenditore Marco Ferrari, vicino agli ambienti dello stesso gruppo politico.

A puntare il dito contro il primo cittadino è l’ex consigliere comunale del Pd e oggi assessore alle Attività produttive della Provincia di Ferrara. Carlotta Gaiani sostiene che in una concitata riunione con le opposizioni, Flavio Tuzet l’avrebbe “redarguita” arrivando a minacciare di licenziamento la madre (dirigente del settore ragioneria del Comune di Cento), se non fosse scesa a più miti consigli.

Siamo nell’aprile 2008. Nel marzo precedente la maggioranza di Tuzet si è vista mancare i numeri per l’approvazione del bilancio. Di fronte allo spettro del commissariamento sarebbe andata in scena una corposa “campagna acquisti”. Prima nei confronti di chi aveva fatto mancare il proprio “sì” alla manovra, come Rudi Rodolfi della civica Rinascita Centese. Il consigliere si vide offrire la nomina alla carica di consigliere di amministrazione della Cmv in cambio del suo pollice alzato. Successivamente gli arrivò anche la promessa di una poltrona in consiglio provinciale alle elezioni successive.

Secondo la difesa, sostenuta dall’avvocato Enrico De Santis del foro di Roma, quell’indicazione “arrivò dalla direzione del partito (allora era Alleanza Nazionale, ndr). E questo qualcuno dovrà dircelo in aula”. Il riferimento è al plenipotenziario del Pdl a Ferrara, il senatore Alberto Balboni, che verrà chiamato a testimoniare.

Prima di allora i tre consiglieri Alessandro Gennari, Rudi Rodolfi e Lorenzo Malaguti avevano negato il proprio appoggio, facendo bocciare così la delibera di bilancio ed uscendo formalmente dalla maggioranza. Gennari, consigliere comunale per Rinascita centese, secondo l’accusa, avrebbe offerto 20mila euro ad Antonio Baroni, consigliere comunale Pdl, per dimettersi dalla carica di consigliere e provocare così la caduta della giunta Tuzet di allora. Ferrari avrebbe offerto altrettanti soldi sempre a Baroni per votare contro l’approvazione del bilancio di previsione 2008 nella seduta del consiglio comunale del marzo 2008.

È in questo scenario che si inserisce la denuncia di Carlotta Gaiani. Siamo ad aprile, sempre 2008. “In quel periodo – ricorda la Gaiani – a mia madre venivano imposti continuamente dal direttore generale termini più ristretti rispetto al normale per produrre documenti e allegati. Lo stesso dg diceva che era per volontà del sindaco e della giunta. Arrivò anche una decina di lettere dal dg su argomenti disparati, anche risalenti nel tempo e non di competenza di una ragioniera capo”. Al punto che la madre, che svolgeva quel lavoro da 25 anni, “era molto provata dalla vicenda e si sentiva profondamente messa in discussione, dal momento che vedeva contestati tutti i suoi pareri tecnici”.

“Si percepiva una situazione anomala sulla libertà di voto e sul sentimento dei consiglieri che si sentivano avvicinati o avvicinabili”. Fino alla riunione del 22 aprile e alle presunte minacce. “Stavo male al pensiero che la mia passione politica potesse in qualche modo avere ripercussioni sul lavoro di mia madre. Pensai anche ad ammorbidire le mie posizioni nei confronti della giunta ma alla fine, dopo un esame di coscienza, scegli di denunciare il tutto”.

Si arriva così alla seduta decisiva che salverà la giunta, il giorno 20 maggio. La pieddina presenta una mozione firmata da cinque consiglieri (le firme, oltre a quella della Gaiani, erano di Lorenzo Malaguti, Rudi Rodolfi, Alessandro Gennari, Carlo Balboni), “tutti coloro che in quel periodo avevano ricevuto intimidazioni o pressioni”, come precisa davanti ai giudici. Chi si vide promettere una poltrona, chi temeva di veder mutare destinazione urbanistica a un terreno, chi subì pressioni riguardo all’attività imprenditoriale del figlio.

E chi, come Rodolfi (ascoltato successivamente) -questa una novità emersa ieri in udienza -, si sentì promettere altri 40mila euro da un altro consigliere dell’allora Forza Italia Vito Perboni. Sulla questione il pm Nicola Proto ha chiesto di trasmettere i verbali alla procura.

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