Politica
19 Aprile 2011
Da Rendine proposta-shock: “Chiudere Cona e rifare Sant’Anna”

Le reazioni al referendum

di Marco Zavagli | 3 min

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Mancava solo Tavolazzi ieri in sala consiliare. Mentre tutti i consiglieri prendevano posto in consiglio, il componente di Progetto per Ferrara stava finendo di contare le schede referendarie. Il risultato delle oltre 14mila votazioni non ha lasciato comunque nessuno indifferente.

C’è chi è andato a votare e ha detto un “sì” convinto, come Giovanni Cavicchi, capogruppo della Lega Nord, che strizza l’occhio e ricorda che “io sono stato uno degli ideatori di questo referendum. Poi lo ha portato avanti Tavolazzi e non ho voluto rubare la scena a nessuno”. Quanto all’affluenza “mi sembra un buon risultato, per il valore che potrà avere; quantomeno testimonia che non siamo tutti d’accordo con l’amministrazione”.

Non ha votato invece Alex De Anna, di Io amo Ferrara, che riconosce come “le espressioni popolari vanno sempre tenute nella massima considerazione”. “Va detto però – aggiunge – che il quesito era posto in modo tale da ‘provocare’ una risposta affermativa. La vera domanda è cosa facciamo ora di quell’ospedale e come coordinarlo con le altre strutture sanitarie del territorio”.

Un referendum invece che arriva tardi per Francesco Rendine, di Futuro e Libertà: “quello che ha fatto Tavolazzi io lo avevo fatto da solo 15 anni fa, quando con il comitato Sos Sanità raccolsi 7mila firme. E allora aveva ancora un senso farlo. Anzi, mi chiedo perché allora Tavolazzi non c’era a protestare con me”. Da Rendine arriva anche una proposta-shock: “come Fli presenteremo una risoluzione affinché venga mantenuto un punto di primo soccorso al Sant’Anna per le emergenze di lieve entità  L’alternativa è bloccare Cona, farne un centro di qualsivoglia attività e impiegare gli 80 milioni che arriveranno dalla Regione per completarlo per rifare il Sant’Anna. Non è una sciocchezza: mancano ancora le infrastrutture per raggiungere l’ospedale e costeranno molto di più”.

Non cambia nulla invece per Simone Merli, che rivendica come “nei mesi scorsi abbiamo spiegato e rispiegato nei giorni scorsi quello che sarà il Sant’Anna e quello che sarà il nuovo Sant’Anna”. Il capogruppo del Pd si dice convinto “dell’opportunità che Cona potrà offrire per Ferrara e per il territorio provinciale. Ora dobbiamo impegnarci perché il nuovo ospedale apra, apra in fretta e apra bene”.

Non trova nulla per cui esultare Francesco Levato, del Pdl, che afferma come “altri referendum in passato hanno ottenuto anche un numero maggiore di firme. Al di là della proposta così formulata – contesta il medico consigliere -, andrebbe spiegato ai cittadini ciò che ormai è fatto e ciò che non lo è: con Cona si commette lo stesso errore di Comacchio con Valle Oppio, ma per Ferrara la sanità privata che si insedierà al Sant’Anna va vista come un’opportunità: in altre regioni esistono sistemi sanitari pubblici che lavorano in concorrenza con quelli privati e lavorano bene”.

Mostra un grande fair play Giorgio Scalabrino Sasso che giudica la due giorni di Ppf come “un vero referendum, una vera espressione di partecipazione che ci presenta un risultato con il quale dovremo fare i conti”. Resta però l’interrogativo sul quesito: “era sufficiente – si chiede il consigliere dell’Italia dei Valori – per dare una risposta cosciente con quanto sottinteso? Temo che Cona non si possa risolvere con una domanda secca. Questo referendum servirà a tenere aperto un dibattito che avrà fine solo quando il nuovo ospedale aprirà. Allora sapremo se sarà capace di rispondere alle aspettative dei cittadini”.

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