Comacchio
31 Ottobre 2010
Un arresto e quattro denunce. Coinvolti anche un noto commercialista e un dipendente comunale

Pratiche fantasma per far entrare clandestini in Italia

di Marco Zavagli | 3 min

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Da sinistra, il comandante Paradiso, il colonnello Labianco e il capitano Nozza

Comacchio. Un arresto e quattro denunce per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. È l’esito dell’operazione “Bangladesh”, portata a termine in questi giorni dai carabinieri di Comacchio. Gli investigatori sono venuti a capo di un giro di clandestini che venivano fatti arrivare illegalmente in Italia attraverso il reclutamento presso aziende del tutto inconsapevoli di aver richiesto e assunto personale.

“Il tutto infatti è partito dalla segnalazione di un’imprenditrice di Comacchio – spiega il colonnello Antonio Labianco -, che il 20 marzo 2009 presenta una denuncia presso gli uffici della stazione Carabinieri, riferendo che presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione vi erano pendenti varie domande di assunzione di extracomunitari a suo nome e a sua insaputa”.

Gli accertamenti condotti insieme alla Compagnia di Comacchio portano così alla perquisizione e al sequestro di molteplici pratiche di “richieste di nulla osta di ingresso nel territorio Italiano per lavoro subordinato” presso un noto studio commercialista di Comacchio. Su alcune di esse risultavano incollati i promemoria relativi al “pagamento”  delle pratiche stesse (circa 4.000 euro a pratica).

Arif Syed, l'uomo arrestato dai carabinieri

Nel settembre 2009, esaminata la documentazione sottoposta a sequestro, sono state acquisite presso lo Sportello Unico per l’immigrazione di Ferrara 28 pratiche relative al rilascio di nullaosta per lavoro di cittadini stranieri provenienti dal Bangladesh e dall’India.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, un cittadino bengalese, Arif Syed, di 36 anni, avrebbe reclutato propri connazionali in patria che volevano entrare in Italia. “Per regolarizzare la loro posizione sul territorio nazionale si sarebbe servito di un commercialista – aggiunge il capitano Luca Nozza, comandante della Compagnia di Comacchio -. A dare una mano nelle operazioni sarebbero intervenuti anche il padre del commercialista, dipendente comunale, e altre due persone, un ottico e un imprenditore agricolo”.

Sui moduli di richiesta, come garanzia di domicilio dell’extracomunitario, venivano comunicati dati fittizi quali l’indirizzo dell’ufficio del commercialista o l’abitazione del bengalese. A seguito del sequestro delle pratiche vengono sentiti gli imprenditori che avevano presentato le domande di assunzione e ingresso per gli immigrati. Alcuni hanno dichiarato ai militari di averle presentate su espressa richiesta da parte del commercialista di Comacchio; altri riferiscono di essere stati avvicinati dal padre di quest’ultimo mentre altri dichiarano che, le richieste, sono state presentate a loro insaputa.

“Questa povera gente – chiarisce il comandante della stazione carabinieri Antonio Paradiso – vendeva tutti i propri beni per poter pagare i soldi del “servizio” offerto dagli indagati. E arrivavano in Italia con ogni mezzo di fortuna. Alcuni li abbiamo intercettati al porto di Ravenna, stipati dentro un container”.

Al termine degli interrogatori i carabinieri, nel giugno 2010, depositano presso la Procura di Ferrara l’informativa finale che vede indagate cinque persone: il commercialista di Comacchio; il padre, impiegato comunale; un imprenditore agricolo e un ottico. Arif Syed, titolare di attività commerciali dislocate sul litorale comacchiese, invece, è stato tratto in arresto nei giorni scorsi, su ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Ferrara su richiesta dalla pm Angela Scorza, titolare delle indagini.

I carabinieri calcolano che sono circa una cinquantina le pratiche sotto osservazione. Al momento si sta cercando di risalire alle persone fatte arrivare irregolarmente in Italia.

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