Copparo. Slitta al 18 ottobre l’udienza preliminare del caso Riusa, il famoso brevetto (il progetto “Rilevato stradale da materiale plastico”) sul quale si contendono la titolarità ideatori e Area che permetterebbe il riciclo di plastica attraverso l’utilizzo nei fondi stradali. Ieri il tribunale ha ammesso ammesse le prove e i testimoni delle parti, che verranno sentiti tra dieci giorni. Davanti al gup Piera Tassoni hanno fatto richiesta di costituzione di parte civile Area spa, Regione Emilia-Romagna, Comune di Copparo, Provincia di Ferrara.
Nessuno ha chiesto riti alternativi. Secondo l’accusa gli indagati (l’ex direttore di Area Arrigo Bellinazzo per corruzione e peculato, l’ex ingegnere capo della Provincia Gabriele Andrighetti per concorso in corruzione e peculato e il geometra Andrea Fabretti per concorso in corruzione) si sarebbero impegnati a reperire risorse per la società Riusa e trarre da essa ingiusto profitto.
Secondo la ricostruzione della guardia di finanza di Ferrara, Bellinazzo, Andrighetti, Luigi Astolfi e Andrea Prampolini costituirono nel 2007 una società (Riusa.Eu) per brevettare e commercializzare il prodotto Riusa, che permetterebbe di utilizzare cascame della raccolta differenziata da sostituire a terra e sabbia nella pavimentazione stradale.
Il progetto finito nelle carte della procura nel marzo 2009, sul quale ha indagato il pm Nicola Proto, venne avviato nel 2004 con la collaborazione dell’Università nella fase di ricerca e nei test sulle caratteristiche meccaniche e sulla stabilità del materiale (rifiuti plastici risultanti dai processi di selezione della raccolta differenziata).
Da allora le indagini della finanza hanno portato a ipotizzare richieste “improprie” di denaro a enti pubblici, tra cui appunto Area (si parla di oltre 900mila euro complessivi). A rispondere dell’accusa di peculato sono infatti chiamati i soci di Riusa.Eu (Bellinazzo, Andrighetti, Andrea Frabetti, Astolfi e Prampolini).
Rispetto ai “soci”, per Andrighetti si aggiunge anche l’ipotesi di tentata truffa. Dello stesso reato è accusato anche un funzionario pubblico, l’ingegnere capo del Comune di Copparo Stefano Farina (per tentata truffa per aver cercato di ottenere un finanziamento di 500mila euro dalla Regione).
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