Riserve tecniche messe a bilancio pur in assenza di accordi bonari o contenziosi; fatture emesse senza i presupposti per farlo. Sono le tattiche che secondo la guardia di finanza la Coopcostruttori metteva in campo per “gonfiare” il bilancio e ottenere così la fiducia di soci e istituti di credito.
Sono stati gli uomini delle fiamme gialle che sequestrarono le documentazioni contabili ad Argenta i protagonisti dell’ultima udienza sul crac Coopcostruttori.
Il primo a parlare come teste del pm Ombretta Volta è stato il maresciallo Franco Corradi, che ha passato in rassegna anno per anni la voce “riserve tecniche”: nel solo 2002, ad esempio, l’azienda ne contava 800milioni di euro di attivo. Perché si sarebbe usato questo artificio? Il maresciallo risponde citando una società di revisione, Reconta, che sottolineò in tempi non sospetti che “le riserve tecniche servivano per avere un utile di esercizio e ottenere così la fiducia dei soci: attraverso poi l’autofinanziamento era possibile ottenere liquidità”.
È toccato poi al maresciallo Giovanni Sudano toccare il capitolo fatture. “A volte venivano emesse fatture prima ancora di vincere un appalto, altre volte prima ancora di effettuare i lavori commissionati”, spiega a proposito delle oltre 21mila fatture acquisite dalle fiamme gialle per appalti con enti pubblici e privati.
I riscontri? 2611 documenti, di cui 1435 fatture e 1176 note di accredito, non erano mai stati ricevuti. Per 2300 era stato chiesto un anticipo alle banche (1259 fatture e 1059 rinnovi di accredito) per quasi un miliardo di vecchie lire. Le fatture non ricevute, “per noi false”, specifica Sudano, sottoscrivevano una cessione del credito e venivano inviate solo agli istituti di credito.
“Tutta una serie di fatture – riassume il pm – che non avevano i presupposti per essere emesse”.
Ricostruzione contestata dalla difesa, che ritiene “di essere di fronte solo a una presunzione relativamente alla conclusione che quei lavori non erano al punto da chiedere la fatturazione”. La difesa ha contestato inoltre il fatto che nessuno degli inquirenti si fosse recato materialmente sui luoghi per vedere l’effettivo stato delle opere. Ma la guardia di finanza aveva contattato circa 250 enti: alcuni non avevano mai ricevuto fattura, altri l’avevano respinta. In sostanza, secondo la tesi dell’accusa, venivano emesse fatture per poterle portare in banca e ricevere finanziamenti.
Il controesame di Sudano si è chiuso alle 16.30 la prossima udienza vedrà comparire altri tre marescialli della guardia di finanza che riferiranno sulla questione delle Apc.
All’inizio dell’udienza Renzo Riccci Maccarini ha chiesto di rilasciare alcune dichiarazioni spontanee per replicare alla ricostruzione offerta dal commissario Renato Nigro, relativamente allo stato in cui si trovava la Coopcostruttori nell’immediatezza della dichiarazioni di crisi. “Fino all’ottobre 2003 ho visto i commissari appena tre volte – assicura l’ex vice di Donigaglia -; tutta la documentazione richiesta gli è stata fornita. Certo che se chiedi molto avrai molto, se chiedi poco”. Tende a specificare infatti il numero due della Coopcostruttori che notava una certa differenza nella mole di lavoro svolta ad esempio da Donigaglia, “che lavorava 14 ore al giorno tutta la settimana e chi venne dopo”.
Maccarini contesta anche il fatto che non ci fosse una contabilità adeguata (“ogni bilancio veniva certificato”) e che i cantieri fossero in perdita, “quando invece offrivano fino all’8.1% di redditività”: “fin dall’inizio i commissari hanno manifestato una volontà liquidatoria, senza credere nelle possibilità di ripresa dell’azienda”.
Il suo avvocato, Lorenzo Valgimigli, ha prodotto un file correlato di documento cartaceo che riepiloga tutti i dati di bilancio e dei cantieri dal ’94 al 2003. “La gestione commissariale ha causato un danno enorme alla cooperativa –aggiunge Maccarini -. Le fatture che noi emettevamo non andavano nel conto economico e le Apc erano emesse sulla base di piani di investimento e non andavano a coprire il buco, sarebbe assurdo, ma finivano nel giro finanziario della cooperativa”.
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