Quattro ore di interrogatorio in procura a Ferrara per Massimo Ciancimino. Il super testimone sulle trattative Stato-mafia del 1992-93 e sui rapporti fra Berlusconi, Dell’Utri e Cosa Nostra, è entrato in via Mentessi intorno alle 10.30 di ieri mattina, accompagnato dal suo legale ferrarese, l’avvocato Marco Linguerri.
Il figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito (condannato a suo tempo per favoreggiamento e concorso esterno in associazione mafiosa), è indagato insieme ad altre persone, circa una ventina (tra cui quattro ferraresi), nell’ambito di un’inchiesta che vuole far luce su diverse ipotesi di reato, che andrebbero dalla truffa ai danni dello Stato all’associazione a delinquere, dalla falsità in scrittura privata alla distruzione di documenti contabili, fino al mendacio bancario.
Le indagini erano partite quasi per caso, da un normale controllo fiscale nel gennaio 2008, con la perquisizione degli uffici della società in cui vennero trovati i primi documenti riconducibili alla Errelle, ditta con sede legale prima a Reggio Emilia, poi trasferita formalmente a Panama.
Dietro ci sarebbe, secondo la tesi della procura, una gigantesca evasione di imposta che farebbe capo al commercio di materiale ferroso e acciaio. Il “trucco” usato sarebbe quello di false attestazioni di “esportatore abituale”, qualità che permetterebbe di usufruire di agevolazioni fiscali. Grazie a questa qualifica le cessioni di materiale non sarebbero state assoggettate all’iva, creando in questo modo una condizione di vantaggio nel mercato: nella successiva vendita infatti veniva caricato il prezzo del 20% di Iva al compratore, intascando di fatto la percentuale dovuta allo Stato. UN meccanismo che secondo gli inquirenti avrebbe sottratto all’erario circa 1 milione e 700mila euro.
La sede di questa presunta associazione criminale avrebbe sede proprio a Ferrara. In tutto nel vortice dell’ipotetica truffa girerebbe una dozzina di società, con sedi in varie zone dell’Italia centro-settentrionale, intestate a ‘teste di legno’ disponibili a sottoscrivere atti notarili e contratti di conto corrente con concessioni di credito e affidamenti bancari, esibendo falsa documentazione, costituita da bilanci e documenti che attestavano una situazione economico bancaria non veritiera.
Secondo le accuse Ciancimino sarebbe amministratore di fatto delle società e al vertice dell’associazione.
E proprio per chiarire la propria posizione, Ciancimino ha risposto a tutte le domande che gli ha sottoposto il pm Nicola Proto, titolare insieme alla dottoressa Barbara Cavallo del relativo fascicolo. Proto ha disposto la secretazione dell’interrogatorio dell’indagato, “che ha chiarito – precisa l’avvocato Linguerri – la sua posizione, dimostrando la propria estraneità alle accuse a lui mosse”. Lo stesso interrogatorio sarebbe avvenuto “in un clima – queste le parole del difensore – di assoluta tranquillità e collaborazione, con il mio assistito che si è dimostrato del tutto sereno”.
Ciancimino aveva chiesto già un anno fa di essere sentito dai magistrati e l’interrogatorio di ieri potrebbe essere un segnale che la procura si sta avvicinando alla conclusione delle indagini.
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