Cronaca
5 Luglio 2010

Un uomo solo contro l’amianto

di Marco Zavagli | 3 min

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Una situazione di crescente degrado e insicurezza che, secondo i residenti, si trascina da circa un anno. È quanto denunciano gli abitanti di via Franceschini, in zona Doro, attraverso una lettera, nella quale chiedono alle istituzioni "un intervento serio, coordinato e umano" per affrontare le criticità legate ad alcune palazzine incompiute e in stato di abbandono presenti nella zona

Ha 56 anni. E per 17 anni – dal 1987 al 2004 – ha lavorato alla Montedison di Ferrara per poi trasferirsi nel petrolchimico di Mantova. Oggi è in pensione e conduce una battaglia per il riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti a sostanze pericolose.

Lui è Alberto Alberti, ferrarese, la cui ragione di vita è diventata quella di vedere la legislazione sui rischi industriali fare un passo in avanti. E qualche giorno fa una piccola vittoria l’ha già ottenuta. Il tribunale di Mantova ha rinviato a giudizio 12 dei 15 imputati per le morti all’ex Montedison di Mantova avvenute tra gli anni ‘80 e ‘90 (le imputazioni vanno dall’omicidio colposo all’omissione di cautele per prevenire infortuni sul lavoro). E in quel processo lui sarà parte civile.

In questo starebbe la particolarità della sua posizione. Perché Alberti non è affetto da alcuna patologia tumorale. Il potenziale danno che avrebbe subito dal suo precedente impiego sarebbe – accogliendo la tesi dei legali che assistono lui, in qualità di presidente della sezione dell’Aea (Associazione esposti amianto) di Ferrara, e Medicina democratica – quello derivante “dalla lesione attuale alla propria integrità fisica, concretamente costituita dal patimento derivante, già allo stato attuale, dalla minore aspettativa di vita propria e dalla prostrazione derivante, fisicamente e psichicamente, dalla consapevolezza della ragionevole probabilità di contrarre una grave patologia amianto correlata…”.

Una peculiarità che contraddistingue il suo caso come “un precedente”. Medicina Democratica e Aea, infatti, erano già state accettate come parti civili in molti altri processi relativi alla difesa della tutela della salute dei lavoratori (contro Enichem-Montedison di Marghera, contro Montefibre di Verbania, contro casa di cura Santa Rita di Milano, contro Thyssenkrupp di Torino, contro i responsabili principali della multinazionale Eternit, contro Fincantieri di Venezia e di Palermo). Ma prima d’ora in giudizio non era mai arrivato il diritto di un singolo lavoratore non ammalato: “il rischio di ammalarsi – spiega Md -, comunque la minore aspettativa di vita per chi come lui è stato esposto a una sostanza tossica e cancerogena come l’amianto, costituisce un danno concreto, per ciò stesso tale fatto diventa un’accusa per i responsabili aziendali”.

Ora la battaglia di Alberti è solo all’inizio, ma il 57enne vorrebbe combatterla anche in nome di tanti altri come lui. Ecco allora che, anche in qualità di responsabile per l’Emilia-Romgana dell’Osservatorio nazionale amianto, chiede a quanti si trovano nella sua situazione (anche parenti), soprattutto nella sua città natale, Ferrara, di farsi avanti e segnalare il proprio caso. Alberti ha autorizzato Estense.com a ricevere eventuali segnalazioni che la redazione provvederà a recapitargli.

“Mi piacerebbe – conferma – riunire in particolare tutti i parenti delle vittime di mesotelioma (tumore associato all’esposizione all’amianto, ndr) o coloro che hanno subito danni a causa dell’esposizione a sostanze cancerogene come stirolo, cloro, mercurio, benzene e ovviamente amianto. Chi vuole difendere i propri diritti si faccia avanti”.

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