Due anni e mezzo per palpeggiamenti e frasi oscene nei confronti della giovane dipendente. Lui è un artigiano di 73 anni residente nel Basso ferrarese. Lei una ragazza di 25 anni, madre di due bambini, che ha lavorato come commessa presso l’anziano per cinque mesi. Cinque mesi, da ottobre 2008 a febbraio 2009, nel corso dei quali l’uomo l’ha molestata ripetutamente, sia al lavoro che a casa sua, in un’abitazione dello stesso paese dove vive il suo ex datore di lavoro. Fino a quando, a casa di lei, l’ha costretta sul divano e toccata ripetutamente.
Quello fu l’ultimo episodio che la donna ha scelto di sopportare. Dopo l’ennesima molestia ha deciso infatti di sporgere denuncia. da qui è partita l’inchiesta condotta dalla pm Mariaemanuela Guerra, nella quale lei, assistita dall’avvocato Mirca Ferrari, si è costituita parte civile.
Nel corso del processo sono state sentite un’operatrice dei servizi sociali che segue la famiglia della parte lesa ed ex dipendenti dell’uomo, le quali avrebbero affermato di non aver mai avuto problemi di questo tipo.
Ieri il tribunale collegiale, composto dai giudice Caruso, Marini e Attinà, ha sposato la tesi accusatoria, condannando l’imputato a due anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale.
Ovviamente insoddisfatta della sentenza è l’avvocato difensore, Serena De Pellegrin, che anticipa già che “non appena leggere le motivazioni, trascorsi i 90 gironi, faremo sicuramente appello”.
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