Cronaca
5 Giugno 2010
Il gip non accolse la richiesta di archiviazione per uno degli ufficiali

Aldrovandi, forse un’altra appendice

di Marco Zavagli | 2 min

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Una situazione di crescente degrado e insicurezza che, secondo i residenti, si trascina da circa un anno. È quanto denunciano gli abitanti di via Franceschini, in zona Doro, attraverso una lettera, nella quale chiedono alle istituzioni "un intervento serio, coordinato e umano" per affrontare le criticità legate ad alcune palazzine incompiute e in stato di abbandono presenti nella zona

Salta fuori quasi come un’eco lontana, che potrebbe però risultare un’ulteriore appendice della vicenda Aldrovandi. Più precisamente dell’inchiesta bis. Al momento ci sono la condanna in primo grado a 3 anni e 6 mesi per i poliziotti delle volanti intervenuti la notte che morì Federico e quella, sempre in primo grado, per altri tre poliziotti nell’ambito dell’inchiesta nata per accertare il corretto svolgimento delle indagini sulla morte del ragazzo.

Tra questi ultimi c’è Paolo Marino, ex dirigente dell’ufficio volanti, condannato a 1 anno per omissione di atti d’ufficio, per aver omesso di informare dettagliatamente il pm di turno –Mariaemanuela Guerra, il magistrato allora titolare del caso – di quanto accaduto in via Ippodromo. In particolare Marino avrebbe taciuto – secondo l’accusa accolta dal giudice – la violenta colluttazione tra Federico e gli agenti, “limitandosi a informare il pm che il decesso sarebbe stato riconducibile a overdose e che il caso non presentava particolari difficoltà, inducendo in tal modo il pm a non recarsi sul posto e assumere direttamente la direzione delle indagini”.

A suo tempo, in fase di richiesta di rinvio a giudizio, il pm Nicola Proto – questa la novità rimbalzata ieri dalle aule del tribunale – aveva chiesto l’archiviazione per un altro fatto che sarebbe stato contestato originariamente all’ufficiale: sempre omissione d’atti d’ufficio, ma relativamente ai famosi brogliacci della questura, per non averli trasmessi alla procura. La richiesta del pm, però, non venne accolta dal gip Monica Bighetti.

“Io so soltanto che il gip non ha accolto la richiesta di archiviazione”, è la mezza conferma che arriva dalla difesa, rappresentata dall’avvocato Eugenio Gallerani.

In casi del genere, in astratto, il gip dispone un’udienza camerale per l’esame del caso, con la partecipazione dei soggetti interessati. Al termine di questa può decidere per l’archiviazione, oppure chiedere al pm ulteriori indagini, oppure anche disporre che il pm formuli subito l’imputazione coatta, obbligandolo in sostanza ad esercitare l’azione penale (in tal caso l’imputato dovrà comparire davanti al gup per essere prosciolto o rinviato al giudizio).

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