
Elmi Kelmendi
Condannato a sei anni per duplice tentato omicidio. È questa la sentenza emessa dal tribunale collegiale di Ferrara nei confronti di Elmi Kelmendi, kosovaro di 46 anni, che nell’aprile del 2009 accoltellò due uomini.
Il pm ieri, al termine della sua arringa, aveva chiesto 11 anni, ma i giudici (presidente Caruso con a latere Giorgi e Attinà) hanno riconosciuto le attenuanti generiche. Caduta anche l’aggravante dei futili motivi.
Durante il dibattimento, infatti, il difensore, l’avvocato Michele Ciaccia, aveva dimostrato che l’uomo non aveva aggredito le sue vittime solo perché – come era sembrato in un primo momento all’epoca dell’arresto – questi si erano rifiutati di dargli una sigaretta.

Il coltello usato nel ferimento
Erano circa le 11.30 della mattina di quel 7 aprile quando il personale del Centro volontariato estense di viale Krasnodar chiamò la polizia. Davanti ai loro occhi si erano appena presentati due uomini con vistose ferite al petto e ancora grondanti di sangue. Sul posto arrivarono gli agenti delle volanti della polizia che, viste le condizioni in cui versavano, chiamarono immediatamente il 118.
I due, di 33 e 44 anni, furono portati al pronto soccorso del Sant’Anna, con profonde ferite da arma da taglio al torace e alla schiena. La lama, un coltello a serramanico, era penetrata in entrambi fino a raggiungere il polmone. Il più giovane dei due venne sottoposto a un intervento chirurgico. Dal luogo dell’aggressione il kosovaro si era allontanato in direzione dell’associazione di Viale K, disfandosi della camicia sporca di sangue, finita in un bidone dell’immondizia. Proprio all’interno della struttura di accoglienza curata da don Domenico Bedin (dove il 46enne – come confermarono agli inquirenti le persone sentite – era ben noto per le sue intemperanze, tanto da venire allontanato in diverse occasioni), la polizia riuscì a rintracciarlo e arrestarlo.
Una volta accompagnato in questura per la perquisizione, Kelmendi aveva ancora indosso il coltello, anche se era stato completamente lavato e ripulito del sangue. Lo straniero venne arrestato per duplice tentato omicidio aggravato dai futili motivi.

I vestiti sporchi di sangue dei due romeni
Questa aggravante è venuta meno dopo che in tribunale lo stesso imputato (sentito grazie a un interprete perché non parla italiano) ha raccontato che quella mattina fu lui ad essere aggredito dai due rumeni, con i quali aveva avuto una diatriba anche la settimana precedente “perché aveva preso le difese di una signora”. Solo perché spinto dall’esigenza di autodifesa avrebbe allora estratto il coltello e affondato la lama nel petto degli aggressori.
In considerazione di questi risvolti la difesa aveva chiesto la derubricazione del reato a eccesso colposo in legittima difesa o in lesioni gravissime, ma la consulenza effettuata sulle ferite delle due vittime ha lasciato pochi spazi di manovra: quei colpi erano potenzialmente mortali e solo grazie all’intervento dei medici è stato scongiurato il peggio.
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