Cronaca
3 Febbraio 2010
Sette anni e 10 mesi in rito abbreviato al conducente per omicidio colposo e omissione soccorso

Maxi condanna per chi abbandonò il 17enne

di Marco Zavagli | 3 min

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Il furgone rubato della Caritas

Sette anni e dieci mesi per omicidio colposo e omissione di soccorso. È stata durissima la condanna per chi abbandonò al proprio destino lo scorso 27 marzo Bruno Esteban Ribeiro Fernandes.

Sono le 2.53 di ieri notte quando un automobilista nota un furgone capovolto lungo la rotonda tra via Gramicia e via Pannonius. Nel vano posteriore del furgoncino, una Fiar Kangoo, accanto a diversi generi alimentari disseminati un po’ dappertutto, c’era il corpo di un giovane. Sanguinava dal capo ed era privo di conoscenza.

Bruno, di nazionalità brasiliana, aveva solo 17 anni. Lo studente, che risiedeva a Cento con la mdre, incensurato, viene portato in gravissime condizioni all’ospedale. Dai primi accertamenti risulterà poi che il furgone era stato rubato poco prima dalla sede della Caritas, in via Brasavola.

Bastano le prime indagini alla squadra mobile guidata dal dirigente Pietro Scroccarello per capire chi c’era dietro a quel furto e i primi sospetti convergono su una banda di giovanissimi che da qualche tempo stava creando problemi alle forze dell’ordine. Gli uomini del reparto investigativo si portano a casa di un bielorusso. Il giovane non aveva partecipato al furto, ma era lì con gli altri. Racconta che quella sera erano in cinque. Si erano trovati nella zona della stazione e qui avevano incrociato per puro caso il 17enne che conoscevano di vista. Accanto al “capobanda”, Nicola Russo, ferrarese di 21 anni residente a Vigarano Mainarda, ci sono il bielorusso, un moldavo, un albanese, Joinel Shala (anche lui di 21 anni). Lo convincono a unirsi a loro per una serata “speciale”. Il ragazzino scrive un sms alla madre, avvisando che non rientrerà a casa.

Nicola Russo

Il gruppo era appena stato in centro e nella zona del Mc Donald’s aveva acquistato delle droghe leggere. Poi a Russo viene in mente l’idea per far decollare la serata. Vanno in via Brasavola, il 20enne scavalca il portone di entrata della Caritas, fa entrare gli altri (il 17enne e Shala), va nel magazzino dove e trova le chiavi del furgone. Dentro ci mettono tutti i generi alimentari che riescono a prendere e fuggono a bordo del Kangoo. Alla guida, anche se non ha mai conseguito la patente, c’è Russo. A fianco Shala. Dietro, nel vano posteriore, fanno salire Bruno.

Il primo tragitto è verso Vigarano, a casa di Russo, dove depositano metà della refurtiva. Una parte viene offerta al 17enne che però, resosi conto forse di quello che avevano fatto, rifiuta. Decidono allora che a spartirsela saranno solo in due e l’altra metà l’avrà l’albanese. Tornano a Ferrara diretti a casa di quest’ultimo ma all’altezza della rotonda di via Gramicia la vettura sbatta contro un cartello stradale e si capovolge.

I due davanti escono, aprono lo sportello posteriore e vedono Bruno coperto di sangue e privo di sensi. In un attimo decidono che per loro la priorità era allontanarsi da lì. Solo dopo circa mezzora l’albanese chiamerà l’ambulanza per avvisare del ferito.

I generi alimentari rubati alla Caritas

In ospedale Russo verrà sottoposto anche alle analisi del sangue, che confermeranno la positività agli oppiacei. Nel frattempo, davanti agli agenti che gli chiedevano di sottoporsi alle analisi e gli facevano notare che il suo giovane amico stava rischiando di morire, avrebbe detto solo “basta che ci sbrighiamo”.

Di lì a poco Bruno si spegnerà.

Ieri mattina il gup Monica Bighetti ha condannato al termine del rito abbreviato (che di per sé prevede lo sconto di un terzo della pena) Russo a sette anni e dieci mesi per omicidio colposo e omissione di soccorso e a una provvisionale di 400.000 euro per la mamma e la sorella del ragazzo, costituitesi parti civili, così come l’Associazione vittime della strada (cui andrà un risarcimento di 20mila euro). Shala ha invece patteggiato la condanna a 2 anni.

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