Un’indagine interna per capire se la morte di Michele Lenzi era inevitabile. Dopo le prime voci che si erano diffuse all’indomani del tragico incidente che ha visto la morte dell’ingegnere 32enne su un campo di calcetto lo scorso 19 gennaio, il Sant’Anna ha fatto partire un’indagine interna già all’indomani della tragedia.
In attesa dei riscontri dell’autopsia, richiesta della stessa centrale operativa del 118 del Sant’Anna e affidata al reparto di anatomia patologica, l’azienda ospedaliero-universitaria rilascia un laconico comunicato nel quale si afferma che, “come prassi aziendale, ha già avviato un percorso di verifica interna al fine di stabilire la correttezza delle procedure messe in atto in quell’intervento”.
Era stata la stessa responsabile del reparto, la dottoressa Adelina Ricciardelli, a richiederla. Questo per via delle manovre di rianimazione successive al malore accusato dal ragazzo mentre stava giocando nel campo della Polisportiva Putinati.
“Un po’ l’evento in sé, particolarmente drammatico anche perché la moglie lavora con noi (è infermiera del pronto soccorso, ndr), un po’ il fatto che a morire è stato un ragazzo di 32 anni senza problemi fisici e anzi dal fisico allenato (Michele aveva praticato canoa a livello agonistico e giocava da anni a calcio, ndr), un po’ il fatto che in quel momento abbiamo avuto la contemporaneità di tre codici rossi. Per questi motivi abbiamo voluto capire se qualcosa non è andato per il verso giusto”. È la stessa Ricciardelli a spiegare i motivi dell’indagine.
Indagine che ha già visto i soccorritori presenti quel giorno spiegare la propria versione alla responsabile del reparto. “la tempistica è stata rispettata – continua Ricciardelli -, sia per quanto riguarda l’arrivo dell’ambulanza che quello dell’automedica”. I dubbi riguardano invece le modalità di intervento: “il personale non ha utilizzato il defibrillatore in dotazione, anche se portato all’interno della palestra, praticando solo il massaggio cardiaco e la respirazione – spiega la dottoressa -; questo perché all’interno c’era un momento di forte concitazione che, secondo quanto mi è stato riferito, avrebbe reso difficoltoso praticare la defibrillazione”.
Il ragazzo avrebbe anche ripreso a respirare secondo il rapporto dei sanitari, “motivo in più per cui – prosegue Ricciardelli – hanno pensato di poterlo trasferire in ambulanza”. Solo lì verrà applicato il defibrillatore dal medico, “che riscontrerà un ritmo non defibrillabile”.
“C’è da capire – riflette la responsabile dell’unità – se quel lasso di tempo tra l’evento e l’applicazione delle piastre ha influito negativamente”.
Adelina Ricciardelli promette che presto sarà fugato ogni dubbio, “anche perché svolgiamo un servizio così delicato che non possiamo esimerci da fare autovalutazioni sul nostro operato”.
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com