C’è da sperare che la maggioranza abbia fatto bene i propri calcoli. Perché, a sentire ambientalisti e opposizione, si teme un’altra via del Salice. La delibera più importante del consiglio comunale di ieri è stata trattata per ultima. E nonostante la richiesta di sospensiva avanzata da Pdl e Io amo Ferrara, si è andati avanti a oltranza.
Alle 22 la delibera relativa alla permuta dell’area ex Camilli è stata approvata. Anche il voto ha rispecchiato la spaccatura in consiglio. A favore i partiti di maggioranza (Partito democratico, Italia dei Valori, Laici Riformisti). Contrari tutti gli altri.
È toccato all’assessore all’Urbanistica Roberta Fusari illustrare quello che nelle intenzioni dell’amministrazione sarà “un cuneo verde, nuova porta di accesso al Museo dell’Ebraismo ed alla città”.
Il Comune acquisterà in permuta i 5560 mq dell’area ex Camilli, a ridosso tra via Darsena e le mura, e in cambio consegnerà all’attuale proprietario, l’imprenditore edile Giovanni Sardo una vasta zona nel quartiere di San Giorgio.
Per il terreno erano stati previsti (il piano particolareggiato di iniziativa privata è del 21/4/2004) abitazioni, parcheggi e cantine interrate. Ma i lavori erano stati sospesi durante le fasi di indagine per la presenza di sostanze inquinanti nel terreno ed erano stati avviati i primi interventi di bonifica.
La scelta urbanistica era già stata inserita nel Programma Speciale d’Area iniziato nel luglio 2007 (che prevedeva appunto la permuta di questa zona con l’area di San Giorgio), il documento programmatico approvato dal Consiglio comunale nella seduta del 24 novembre 2008. Proprio in quella occasione inoltre veniva accolta una risoluzione che impegnava l’Amministrazione a garantire che il costo di bonifica dell’area fosse integralmente in carico alla proprietà.
“Cosa che è avvenuta – afferma l’assessore – in quanto all’area ex Camilli è stato attribuito un valore di 2.123.500 euro: defalcate 900mila euro per i costi della bonifica – così come quantificate dal servizio Ambiente comunale – il valore rimane di 1.468.260 euro, mentre il valore dell’area edificabile di san Giorgio è di 1.752.000 euro. La ditta dovrà pertanto versare a conguaglio a favore del Comune 283mila euro. Tutto questo tenuto conto del fatto che, non intendendo l’Amministrazione usare l’area a fini edificatori, non saranno necessari interventi di bonifica particolarmente intensivi. Tuttavia, a garanzia di eventuali e ulteriori lavori di bonifica, nel caso emergesse la necessità di parziale escavazione dei terreni e del loro smaltimento come rifiuti, all’atto della permuta il proprietario dovrà presentare una fideiussione a garanzia di ulteriori 110mila euro più Iva”.
Dati e numeri sui quali il consigliere Alex De Anna di Io amo Ferrara (che aveva auspicato “un aggiornamento sull’argomento”) mette il punto interrogativo: “la delibera ha trovato un’istruttoria incompleta durante il passaggio nelle circoscrizioni e sono state chieste integrazioni non ricevute”. “Permangono forti criticità sui costi della bonifica – prosegue il capogruppo della civica -, visto che abbiamo sentito costi diversi rispetto ai 900mila ipotizzati dall’assessore”.
Se per Giampaolo Zardi, Pdl, la permuta è “un affare improponibile”, per il suo collega di partito Francesco Levato si affaccia anche un ulteriore problema: “siamo certi che non sia necessaria una valutazione di rischio sanitario”, si interroga, chiedendo inoltre quale tipo di bonifica intenda compiere l’amministrazione.
Per Mirko Brancaleoni (IaF) più che di “cuneo verde”, bisognerebbe parlare di “cuneo rosso”, dal momento che “l’operazione sta in piedi sulla base di una stima del settore patrimonio che si basa a sua volta su un parere del dipartimento ambiente: una stima sulla quale ho trovato degli errori. Stiamo scambiando una mela verde – ossia una zona di pregio come quella di San Giorgio che il Psc aveva adibito a verde pubblico – con una mela marcia con il verme dentro”.
Sui costi e relativi rischi dell’operazione è intervenuto per il Pd Luca Nardella, che si sente protetto dalla “scelta di inserire nell’accordo la fideiussione, garanzia per tutelare la collettività”.
Dopo gli interventi di Liliano Cavallari (IaF) e Ruggero Tosi (Pd),è intervenuto Valentino Tavolazzi di Progetto per Ferrara che ha presentato un documento di emendamento alla delibera, anche a nome di Lega Nord e IaF, nel quale si chiedeva – come tra l’altro prevede il decreto Ronchi – di individuare il diretto responsabile dell’inquinamento e di richiedere da parte del Comune al proprietario dell’area il rimborso delle spese sostenute per la sua bonifica, entro il valore di mercato dell’area stessa. L’emendamento è stato respinto.
Respinta anche la richiesta di sospensiva di Levato, avanzata poiché “mancavano atti importanti richiamati in delibera utili alla discussione e al dibattito” (caratterizzazione dei terreni, progetto preliminare di bonifica, atto relativo alla richiesta effettuata in Conferenza dei servizi).
Si è quindi proceduto alla votazione nominale, come richiesto da Cavallari (IaF). La delibera è stata approvata dalla maggioranza (a favore Pd, IdV, Laici Riformisti; contro Pdl, IaF, Lega Nord, PpF, Prc-Pdci).
Grazie per aver letto questo articolo...
Da 20 anni Estense.com offre una informazione indipendente ai suoi lettori e non ha mai accettato fondi pubblici per non pesare nemmeno un centesimo sulle spalle della collettività. Il lavoro che svolgiamo ha un costo economico non indifferente e la pubblicità dei privati non sempre è sufficiente.
Per questo chiediamo a chi quotidianamente ci legge e, speriamo, ci apprezza di darci un piccolo contributo in base alle proprie possibilità. Anche un piccolo sostegno, moltiplicato per le decine di migliaia di ferraresi che ci leggono ogni giorno, può diventare fondamentale.
OPPURE se preferisci non usare PayPal ma un normale bonifico bancario (anche periodico) puoi intestarlo a:
Scoop Media Edit
IBAN: IT06D0538713004000000035119 (Banca BPER)
Causale: Donazione per Estense.com