Politica
8 Novembre 2010
Le reazioni della politica locale alla Convention di Perugia

Terremoto Fini

di Marco Zavagli | 3 min

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Dimissioni di Berlusconi, nuovo esecutivo e coalizione allargata all’Udc. Il diktat lanciato da Perugia da Gianfranco Fini promette di tenere banco nelle agende politiche dei prossimi giorni. A Ferrara i politici locali sono, per motivi diversi, in fibrillazione. A partire da Simone Lodi, reduce dalla trasferta tra i finiani, che torna in città con “un grande entusiasmo per aver visto migliaia e migliaia di persone che hanno dimostrato la propria voglia di cambiare”.

Il coordinatore provinciale dei circoli di Generazione Italia invita però a non correre troppo: “quanto alle dimissioni del premier, vedremo, anche se personalmente credo che l’Italia non abbia bisogno in questo momento di andare a spendere soldi in elezioni”.

Chi vede già invece all’orizzonte l’aprirsi delle urne è il Pd, che con Paolo Calvano fa capire che “a questo punto la crisi non è più rimandabile. Questo teatrino non può più andare avanti e Berlusconi ne dovrebbe prendere atto”. Per il segretario provinciale di Viale Krasnodar “torna valida la proposta del Pd di un governo di transizione per tornare immediatamente al voto. Bisogna farlo per il bene del Paese. Ormai tutti gli istituti di statistica e le organizzazioni economiche internazionali, oltre che gli sguardi sulla quotidianità, ci dicono che l’Italia è in emergenza”.

Dalla convention di Futuro e libertà è arrivata però anche un’altra bordata: l’Italia non merita Pompei e Ruby. “Su questo siamo pienamente d’accordo con Futuro e Libertà – ammette Calvano -. Il crollo della domus dei gladiatori e l’affare milanese della minorenne sono due degenerazioni che sono il frutto di questo governo. Quanto a Pompei, è emblematico di quello che succede a togliere le risorse agli enti locali e a non saper valorizzare le grandi possibilità del Paese. Su Ruby, dietro non c’è solo un problema di etica: per un uomo pubblico anche l’ambito privato diventa pubblico”.

Chi ricorda a Fini & Co che “secondo la nostra Costituzione affida la sovranità al popolo” è Luca Cimarelli: “non vedo allora perché se Berlusconi ha una maggioranza si debba dimettere. Se Fli si assume le responsabilità di far cadere il governo lo faccia nelle sedi opportune, e cioè in parlamento. Se Fini non si riconosce più negli ideali del centrodestra vada con chi è sempre stato all’opposizione e chieda lo scioglimento delle camere. Ma sappiamo che non lo farà, perché il suo obiettivo è cambiare la legge elettorale, altrimenti perderebbe alle urne. In questo momento credo che i cittadini abbiano altre priorità”.

Quanto all’apertura al’Udc e a un’ipotesi di terzo polo, Cimarelli è sferzante: “mi sembra che uno degli ultimi motti a Mirabello fosse ‘bipolarismo per sempre’; evidentemente qualcosa è cambiato”.

Rimane fredda anche Neda Barbieri rispetto all’ipotesi di un esecutivo allargato allo scudocrociato. “Da un pezzo Casini dice che Berlusconi si deve dimettere dal momento che non riesce a gestire più la sua maggioranza – spiega l’ex pasionaria di Alleanza per Ferrara -. Che Fini riconosca un ruolo all’Udc fa piacere, ma le nostre condizioni per entrare nella maggioranza sono chiare: chi sono i soggetti di questo allargamento? sarebbe un governo di nuovo con Berlusconi o con qualcun altro? Quella di Perugia mi sembra una grossa dilazione in attesa di organizzare il partito in vista del voto”.

“Di sicuro c’è che purtroppo – conclude la coordinatrice provinciale dell’Udc- , e dico purtroppo perché io sono sempre dell’idea che chi ha ricevuto il mandato dagli elettori deve governare, serve una svolta. Ma non siamo disposti a fare i soccorritori. Con grande sacrificio Casini ha tenuto una posizione distinta dai due poli e ora o si prospetta un cambiamento effettivo, oppure non faremo la quarta stampella di questo governo”.

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