Non sarà la mano tesa di D’Alema a Berlusconi per le riforme, ma qualche sospetto che un “inciucio” in miniatura stia avvenendo anche a Ferrara Valentino Tavolazzi ce l’ha. Specialmente dopo il consiglio comunale di ieri, durante il quale il Pdl ha chiesto il rinvio della discussione del voto sul regolamento per la comunicazione istituzionale, pena l’uscita del proprio gruppo dall’aula, nel tentativo di giungere a un testo unitario. Così Pd e Pdl, hanno votato il rinvio. Ppf, che aveva presentato un proprio documento, ha votato contro, Lega e Iaf si sono astenuti.
“Si era discusso l’argomento per settimane e non si era trovato l’accordo a causa della distanza delle posizioni – lamenta Tavolazzi -. Ppf aveva persino rinunciato al proprio documento pur di venire incontro al Pd. Tutto inutile! E’ vero che fin dall’inizio il Pdl aveva lanciato appelli all’accordo, ma si era astenuto dal proporre emendamenti o integrazioni. La conferenza dei capigruppo alla fine ne aveva preso atto e deciso di votare le due proposte (Pd da un lato e Ppf/Prc-Pdci dall’altro). Questo avrebbe fatto emergere le posizioni sull’argomento, le rispettive argomentazioni ed il voto avrebbe fatto assumere ai consiglieri di maggioranza ed opposizione le proprie responsabilità (per inciso Lega, Iaf, Ppf e Prc-Pdci, avrebbero votato allo stesso modo)”.
E invece ieri è arrivato “ il provvidenziale salvagente del Pdl – come lo definisce il consigliere di Progetto per Ferrara -: rinvio o uscita dall’aula! Un episodio preoccupante, non sufficiente per trarre giudizi politici sull’accaduto, anche se non possiamo sottacere che il fatto non è isolato. In queste settimane, infatti, il Pdl sta lanciando un altro salvagente al Pd”.
I “precedenti” Tavolazzi li ricerca sulla richiesta, ancora in nuce, di Ppf, Lega, Prc-Pdci e Iaf di far convocare un consiglio straordinario su Hera (contratti di servizio, tariffe, raccolta porta a porta, incenerimento di rifiuti da fuori provincia). Ma “il Pdl non firma la richiesta – denuncia l’ex city manager -, ben sapendo che basterebbe quella di un solo suo consigliere per far scattare la regola che impone di convocare il consiglio entro 20 giorni. Di fatto il Pdl blocca l’iniziativa politica di alcuni gruppi di opposizione”.
Infine il terzo “indizio”. Nel consiglio straordinario su economia e lavoro dello scorso 9 novembre, richiesto da tutti i gruppi di opposizione, il Pdl non aveva presentato alcun documento o mozione o ordine del giorno. “Eppure – fa notare Tavolazzi – di fronte a quelli presentati dal Pd e da Ppf, non ha scelto e si è astenuto, mentre Lega, Iaf e Ppf hanno votato il documento Ppf”.
Da qui il sospetto di Ppf “che sia in atto un’azione frenante a danno delle iniziative politiche di alcuni gruppi di opposizione è legittimo! Azione, che se fosse reale, avvantaggerebbe il Pd. Ugualmente esiste il rischio che, in un mutato contesto politico in cui l’egemonia di rappresentanza di tutta l’opposizione da parte di un solo gruppo non è possibile, qualcuno, temendo di non essere più l’interlocutore “privilegiato” del Pd, possa essere indotto a non mettere al centro delle proprie scelte l’interesse esclusivo dei cittadini”.
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