Eventi e cultura
17 Giugno 2015
Intervista all'artista ferrarese in occasione della sua mostra in via De' Romei

Andrea Forlani e l’arte che si fa strada

di Redazione | 4 min

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forlani 1di Anja Rossi

Riprendiamo da dove l’avevamo lasciato. Andrea Forlani – che avevamo intervistato qualche settimana fa per la sua personale “Da Gauguin a Gigi D’Alessio. Capolavori dal mondo della leggerezza appesantita” – è ritornato a esporre i suoi quadri e le sue stampe, questa volta per le vie del centro. Più di preciso, nei muri esterni de L’Osteria per la manifestazione “Via De’ Romei in festa”.

La festa di strada, pensata e voluta dai commercianti della via e che dalle ore 18 alle 24 sarà scena di concerti, aperitivi e spettacoli, vuole essere anche una possibilità per far uscire l’arte dagli spazi nei quali solitamente è rinchiusa. O almeno direbbe così Forlani, che ritorna a L’Osteria dopo un’esposizione del 2005, alla quale parteciparono anche il fotografo Paolo Zappaterra e il pittore e disegnatore Riccardo Furini.

Da Gauguin a Gigi D’Alessio doveva essere la mostra più breve del mondo. Ritorna oggi non più su un giardino, ma in una via del centro. Come mai questa scelta?

“Con Feno – Ugo Guidetti de L’Osteria – è tanto che siamo in contatto. Lui è mio amico, un mio collezionista, un filantropo. Ci piace divertirci insieme, soprattutto in manifestazioni come queste. Non volevamo fare il solito banchetto, ma dare alla via un respiro artistico, facendo qualcosa di piacevole. L’idea è quella di far uscire l’arte dalle gallerie d’arte, per evitare che la gente debba aprire una porta, quella della galleria, che spesso è molto, molto pesante”.

Perché pesano così tanto, secondo te?

“Perché l’arte contemporanea è spesso inesplicabile, e nessuno crea un sistema per portarla alla comprensione di tutti. Questa porta pesa sia per la gente che vorrebbe vedere le opere, sia per chi quelle opere le crea. Quindi anche per l’artista. Una volta, quando pensavo di diventare un grande artista, presi su i miei lavori e andai a Roma. Aprii la porta e il gallerista disse solo “no!”, senza neanche guardarli. Per questo cerco altri tipi di spazi per esporre. Il bello di situazioni come quella di oggi è che ti puoi rapportare con gli altri, puoi avere scambi a tutti i livelli”.

forlani 2Quindi perché ti trovi in via De’ Romei, oggi, con la tua mostra?

“A Ferrara le gallerie d’arte sono pochissime, credo perché non c’è il tessuto adatto. Basta visitare altre realtà, vicine e lontane, per ridimensionare tutti i discorsi che si fanno in questa città. Anche se non è solo Ferrara il problema. Una volta i grandi commercianti e industriali compravano l’arte per entrare nei salotti buoni. L’arte serviva come passepartout per chi aveva denaro, ma non aveva molta cultura. Ora per entrare nei salotti bene non si comprano più i quadri, ma il televisore al plasma più grande. Sono qui in via De’ Romei perché, come dicevamo nell’altra intervista, mi piace giocare attraverso l’arte. Un gioco che è sempre una lama sottile tra la trovata geniale e la str******” (ride).

A proposito di ristoranti e locali che diventano gallerie. Non trovi che spesso siano solo una brutta location per lavori più o meno brutti?

“Hai ragione. Raramente c’è del buon gusto da parte di chi gestisce i locali. Quando abbiamo creato Zuni, si partiva proprio da questo presupposto. Avevamo visto locali a Berlino dove potevi mangiare e al contempo erano gallerie di arte contemporanea. Per fare un buon lavoro ci vuole gusto, passione, e anche della cultura”.

Finiamo con una domanda pseudofilosofica sotto il caldo di un 12 giugno che Andrea Forlani, da pittore e videomaker non monotipo quale è, si pone e alla quale si risponde pure. C’è una differenza tra arte e vita?

“Credo che la vita sia sempre superiore all’arte. Hai mai visto “uomo, una donna” di Claude Lelouch?”.

forlani 3No…

“No? Devi guardarlo! Nel film lui (Jean-Louis Trintignant) dice a lei (Anouk Aimée): “Hai presente quello scultore che si chiama Giacometti? Una volta gli chiesero chi avrebbe salvato tra un gatto e un Rembrandt in una casa che sta andando a fuoco. E lui rispose il gatto”. “E lo avrebbe lasciato andare”, risponde Anouk Aimée. È questa la cosa straordinaria. Il gatto è sempre superiore a qualsiasi arte, perché ha dentro di sé la vita. La vita, come ti dicevo, è sempre superiore all’arte”.

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