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di Caterina Spadi
La città incontra il carcere al Teatro Comunale grazie allo spettacolo teatrale “Where have all the flowers gone?”. Si tratta dell’esito del Laboratorio Permanente di Creazione Teatrale in carcere che l’associazione Carpa conduce in collaborazione con la Direzione e l’Area Pedagogica del Carcere e del Coordinamento Regionale Teatro Carcere Emilia Romagna. Si potrà assistere giovedì 7 maggio alle 20 ed è realizzato con il contributo dell’assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Ferrara e del Ministero della Giustizia.
A parlarne, l’assessora alle Politiche Sociosanitarie del Comune di Ferrara, Cristina Coletti, il direttore del laboratorio, Marco Luciano, e la presidente del centro artistico Carpa Aps, Veronica Ragusa.
L’iniziativa, spiegano, è frutto di una stretta collaborazione tra istituzioni e associazioni, a conferma della sentita volontà istituzionale di dare risalto a progetti sociali, come l’introduzione del teatro nelle carceri, portatori di benessere collettivo alla città. “È doveroso e necessario dare visibilità ad attività di questa natura e invitare alla partecipazione della comunità”, le parole dell’Assessore Coletti nel testimoniare la forza collante del teatro tra città e carcere.
Al centro della scena, un sentimento che accomuna ogni uomo, esplorato tramite la metafora del mondo vegetale: la speranza. In un mondo segnato da oscurità, conflitto, e avversità, il fiore trionfa grazie alla sua perseveranza, che gli permette di sbocciare anche dove tutto sembra soffocarlo; e così l’uomo ritrova la forza di lottare e resistere all’oppressione, spinto dalla voglia di trasformazione che ha dato vita al fiorellino.
L’ispirazione artistica cui lo spettacolo ha dato forma viene da un laboratorio di lettura del saggio di botanica “L’intelligenza dei fiori”, opera del drammaturgo belga Maurice Maeterlinck dal taglio fortemente poetico, a partire dalla quale è stata la volontà del gruppo di detenuti di esprimersi creativamente a guidare la realizzazione del progetto. “Complessivamente”, spiega il Direttore del Laboratorio Teatrale Marco Luciano, “sono stati coinvolti circa quaranta detenuti, tra coloro che hanno partecipato come attori e coloro che hanno seguito laboratori tecnici di luministica e suono.” Inoltre rilevante è la partecipazione di un gruppo in regime di detenzione protetta, appartenente alla cosiddetta “sezione Z”, tramite la realizzazione di scenografie e la registrazione di alcune voci fuori campo.
“La vocazione che ci ha spinti a curare questa iniziativa è quella di occuparci delle periferie dal punto di vista umano, ossia tutto ciò che è emotivamente collocato ai margini della società”, l’intervento di Veronica Ragusa, Presidente del centro artistico Carpa, una realtà che concentra le sue attività nella collaborazione con il carcere. Grazie allo sforzo collettivo con l’apparato carcerario, già a Dicembre 2025 era stato possibile ospitare un’anteprima dello spettacolo, aperta alla cittadinanza, all’interno della Casa Circondariale; inoltre, ogni anno vengono coinvolte nelle attività del Laboratorio Teatrale tra le cinque e dieci persone frequentanti corsi professionali per operatori teatrali nel sociale, e vengono promosse attività di interazione con le scuole del territorio.
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