Cronaca
20 Maggio 2014
Depositata una manifestazione di interesse. La presidente Zappaterra: “Se è così vendiamo subito”

Grisù, qualcuno vuole comprare l’ex caserma

di Marco Zavagli | 3 min

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admin-ajax.phpÈ stata depositata una manifestazione di interesse per l’acquisto dell’immobile di via Poledrelli 21, l’immobile già caserma dei vigili del fuoco ora concesso dalla provincia di Ferrara in comodato d’uso gratuito a Spazio Grisù.

Il documento, che anticipa le intenzioni di acquisto e serve per chiedere all’amministrazione competente di valutare la volontà della compravendita per dar seguito eventualmente alle procedure per la cessione, sarebbe stato presentato dalla NL Properties Srl, società di investimenti e di gestione immobiliare. L’azienda nasce da quella che fu la Nord Legno, nata a Ferrara nel 1974 e per anni leader nell’attività di importazione e commercio di legnami e derivati.

NL Properties, che ha già realizzato a Ferrara progetti impegnativi come il Centro acquisti Il Doro e il Fiera center di via Bela Bartok in  zona fiera, è specializzata nella progettazione e nello sviluppo di progetti di edilizia sostenibile. Al suo vertice c’è Anna Tambini, figlia del fondatore della Nord Legno, conosciuta anche nel mondo sportivo, essendo presidente della Scuola Basket Ferrara, e in quello del sociale, avendo partecipato ai progetti dell’associazione di cohousing Solidaria.
Facile immaginare che in via Poledrelli si siano indirizzate le attenzioni della Tambini per un progetto di valorizzazione dell’immobile che possa finalmente dare un volto all’attuale cantiere che stenta a decollare.

Davanti al progetto – ancora in nuce – di NL Properties si presenta più di un ostacolo. L’ex caserma è stata tolta dal piano delle alienazioni. In questo caso servirebbe una nuova delibera di giunta che ripristinasse la situazione originaria che vedeva l’immobile in vendita, reduce da due aste andata a vuoto. La prima per il valore di 3 milioni e mezzo di euro, la seconda per 2,8. Il momento storico che le Province stanno attraversando potrebbe però rallentare i passi. L’attuale giunta è a termine e potrebbe non avere il tempo materiale per redigere e deliberare l’atto necessario.

C’è poi il contratto stipulato nel 2012 tra l’associazione Grisù e la Provincia. Il comodato d’uso gratuito e precario ha una durata minima di cinque anni. Ma quel “precario” permette alla Provincia, in caso di vendita, di rescindere il contratto in qualunque momento nel caso si verifichi un’ipotesi di alienazione. A questo punto le imprese insediate, salvo esplicita volontà del potenziale acquirente di tenerle sotto la propria ala protettiva, dovrebbero fare armi e bagagli e trovarsi una nuova collocazione. Più o meno quello che, tra le smentite dei politici (smentite a loro volta) Estense.com sosteneva nel primo articolo che diede il là alla nostra inchiesta.

Vengono poi i fondi pubblici, 800mila euro equamente divisi tra Provincia e Regione, stanziati per la ristrutturazione, nonostante l’associazione si fosse prefissa di “riavviare l’immobile senza finanziamenti pubblici, ma grazie agli investimenti delle giovani imprese che entreranno”. Così non è stato e su questo non nutrivamo dubbi. Ora però si potrebbe porre anche il problema di giustificare quella spesa. Che potrebbe, nostra ipotesi, rientrare nell’eventuale prezzo di alienazione per un immobile che a quel punto avrebbe acquistato maggior valore.

All’ufficio protocollo di corso Isonzo ci fanno sapere che non hanno ancora visto la manifestazione di interesse. E quindi non possono né confermare né smentire. Nemmeno la presidente Marcella Zappaterra, che a suo tempo promise di “blindare l’immobile”, ha ancora visto quei fogli. Ma su un punto sembra non avere perplessità: “se qualcuno vuol comprare l’immobile lo vendo, ovvio. Subito”.

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